Carlo Vanzini: "Ho un tumore al pancreas, mia sorella è morta così", paura per il telecronista Sky di F1

La testimonianza del telecronista, che racconta senza filtri come ha scoperto la malattia e come, passo dopo passo, sta imparando a convivere con la paura grazie alla sua famiglia.

Riccardo Greco

Riccardo Greco

Web Editor

Si avvicina all'editoria studiando all'IED come Fashion Editor. Si specializza poi in Comunicazione digitale, Giornalismo e Nuovi media presso La Sapienza, collaborando con alcune testate ed uffici stampa.

Carlo Vanzini, telecronista del team Sky per la Formula 1, ha scelto di parlare apertamente del tumore al pancreas che lo ha colpito, una malattia arrivata all’improvviso e che ha cambiato il suo quotidiano in modo radicale. La decisione di rendere pubblica la diagnosi non è stata semplice, ma la pressione del contesto e soprattutto la necessità di proteggere i figli lo hanno spinto a raccontare tutto.

Carlo Vanzini, la scoperta della malattia: "Non me ne sono accorto"

La diagnosi è arrivata il 18 giugno, quasi per caso, durante quello che avrebbe dovuto essere il suo "solito check up". Come lui stesso ha raccontato, "Non me ne sono accorto". Tutto è iniziato quando un collega ha pubblicato un post dal centro Formula Medicine di Viareggio, e quella semplice immagine ha fatto scattare in lui la decisione di sottoporsi comunque ai controlli, nonostante inizialmente avesse pensato di saltarli. Da lì, la prima ecografia addominale e quelle parole che non si dimenticano: "Dobbiamo parlare, c’è una lesione, si può prendere, ma devi correre". Un momento che gli ha gelato il sangue e che lo ha portato a pensare immediatamente alla moglie, Cristina Fantoni.

Vuoi essere sempre aggiornato sulle ultime news su TV, personaggi e gossip? Iscriviti al nostro canale WhatsApp

Entra nel canale WhatsApp

Il ruolo della famiglia nella malattia del telecronista di Formula 1

Una delle parti più emotive della cosa riguarda proprio la famiglia, che Vanzini definisce senza esitazioni il suo motore. La moglie Cristina è stata la prima a reagire, "nonostante lo choc", prenotando analisi, Tac e visite specialistiche a Verona. Più avanti, è stata ancora lei a trovare le parole giuste per comunicare la malattia ai figli: "Papà si deve curare". Vanzini ha però chiesto loro di comportarsi come sempre, perché "Non avevo bisogno di infermieri".

Carlo Vanzini di Sky, le cure e l’operazione

Il telecronista ha già affrontato dieci sedute di chemioterapia e ha raccontato di come il suo corpo abbia iniziato a cambiare: "Sono gonfio per il cortisone, sono pelato, ho perso la barba". Dettagli che qualcuno aveva interpretato come un semplice cambio di look, mentre altri avevano iniziato a scrivere ai figli sui social, contribuendo alla decisione di parlare pubblicamente. Intanto, nonostante la fatica, non rinuncia allo sport: gioca a calcetto, si muove con l’ebike e prova anche tennis e padel, pur ammettendo che: "Mi viene subito il fiatone, ma almeno ci provo". Uno dei momenti più duri è stata la notte in cui ha temuto che l’operazione potesse saltare, ma accanto a lui c’era la figlia Anita, che gli dà forza anche solo con la sua presenza.

A tranquillizzarlo è stato il professor Stefano Crippa al San Raffaele, che gli ha spiegato il percorso da seguire. Sapere che l’operazione sia possibile gli ha ridato ossigeno: "Sapere di potermi operare mi ha fatto intravedere un po’ di luce". Poi ci regala una citazione, presa da una canzone di Vecchioni, Sogna ragazzo, sogna: "Come lo canta Vecchioni, che pianterai un ulivo, convinto ancora di vederlo fiorire". Intanto per questo Natale ha scelto un albero bianco, simbolico, un segno delicato che racconta alla perfezione il bisogno di serenità in un periodo tanto fragile. Continua a definirsi un "malato fortunato", perché a differenza della sorella, morta cinque anni fa per la stessa malattia, lui ha avuto la possibilità di scoprire il tumore in tempo. Ora Vanzini guarda avanti. Gli manca una sola seduta di chemio prima dell’intervento di fine gennaio, e nel frattempo vive ogni giorno con la consapevolezza nuova che la malattia gli ha portato: rallentare e ascoltare il proprio corpo.


Potrebbe interessarti anche