Oscar 2026, Leonardo DiCaprio ancora senza Oscar dopo 10 anni dall'ultima vittoria: perché?

A dieci anni dall'ultima vittoria, Leonardo DiCaprio rimane a bocca asciutta alla Notte degli Oscar 2026: un rapporto con l'Academy, il suo, altalenante

Roberto Ciucci

Roberto Ciucci

Giornalista

Appassionato di sport, avido consumatore di manga e film, cultore di tutto ciò che è stato girato da Quentin Tarantino e musicista nel tempo libero.

Sembra di guardare i Jalisse che, Sanremo dopo Sanremo, si vedono escludere dalla lista dei Big in gara dopo una singola, storica partecipazione. Anche questa volta il buon Leonardo DiCaprio esce dalla Notte degli Oscar senza l’ambita statuetta come Miglior attore protagonista, andata a sorpresa a Michael B. Jordan per Sinners. Per Leo sono ormai 10 anni dall’ultima (e per ora unica) vittoria e viene da domandarsi: ne arriverà mai un’altra o si dovrà accontentare del premio per The Revenant? Mentre analizziamo la situazione, ripercorriamo anche tutte le altre candidature all’Oscar di Leonardo DiCaprio, un percorso che testimonia la grandezza di un attore troppo spesso "snobbato" dall’Academy.

Tutte le candidature di Leonardo DiCaprio agli Oscar: perchè ne ha vinto solo uno?

Nemmeno essere il volto della pellicola premiata come per il Miglior Film, la Miglior Regia e la Miglior sceneggiatura (non originale) ha permesso a Leonardo DiCaprio di bissare la vittoria dell’Oscar come Miglior attore protagonista a dieci anni esatti di distanza dall’ultima volta. Il premio, un po’ a sorpresa, è andato a Michael B. Jordan, che si è "sdoppiato" per interpretare i gemelli Smoke e Stack in Sinners di Ryan Coogler (premiato per la Miglior Sceneggiatura originale), battendo il favorito di tutti, Timothée Chalamet e il suo Marty Supreme.

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In Una Battaglia dopo l’Altra, Leo interpreta Bob Ferguson, ex attivista per i diritti civili negli Stati Uniti che, finiti gli anni da bombarolo con il gruppo French 75, cresce da solo la figlia avuta da un’altra attivista, per poi scoprire che un militare, che in passato gli aveva già dato la caccia, li sta cercando e che il suo vecchio gruppo ha portato in salvo la ragazza in un posto sicuro, che lui però non ricorda dove sia. Un ruolo che gli è comunque valso, per lo meno, la nomination. Cosa non da sottovalutare, poiché spesse volte l’Academy lo ha snobbato. Come nel 2024, quando gli è stata negata persino la candidatura nonostante una performance spaziale in Killers of the Flower Moon di Martin Scorsese. O, ancora, nel 2008, quando passò in sordina la sua prova in Revolutionary Road, dramma di Sam Mendes che ha ricongiunto la "coppia di Titanic" formata con Kate Winslet.

Un rapporto altalenante, quindi, quello di Leonardo DiCaprio e l’Academy: a fronte di ben 8 candidature (di cui una da produttore) solo una statuetta, quella appunto per The Revenant nel 2016. A voler guardare il lato positivo, comunque, ha eguagliato il record di nomination come attore di mostri sacri come Dustin Hoffman, Ingrid Bergman, Jane Fonda o Robert Duvall, recentemente scomparso (nonché la sua co-protagonista in Titanic e Revolutionary Road, Kate Winslet), piazzandosi a una sola candidatura di distanza dal suo mentore e caro amico Robert De Niro.

A Leo non basta nemmeno il plauso della critica per vincere

Gli alti e bassi dell’attore di Los Angeles con la commissione degli Oscar iniziano nel 1994 quando, a soli 19 anni, riceve la sua prima nomination per Buon Compleanno Mr. Grape di Lasse Hallström. Buio totale per i successivi 10 anni. In questo periodo recita in "filmetti" da nulla come Titanic, di James Cameron, Prova a Prendermi, di Steven Spielberg, per cui invece riceve due candidature ai Golden Globe, o, ancora, il meraviglioso Gangs of New York, di Scorsese, in cui recita al fianco di un mostro sacro come Daniel Day-Lewis.

Per capirci, il film di Cameron viene nominato in 11 categorie, addirittura Kate Winslet in quella come Miglior attrice protagonista. Per Prova a Prendermi e Gangs of New York, l’Academy candida Christopher Walken e Day-Lewis. Leo scomparso dai radar. Per rivederlo agli Oscar occorre attendere appunto il 2005, quando sfiora la vittoria per l’intenso The Aviator, in cui interpreta il visionario dell’aviazione Howard Hughes. Nel 2006 altra candidatura per Blood Diamond di Edward Zwick, seguita da quella nel 2007 per The Departed, clamoroso thriller poliziesco diretto da Martin Scorsese (e che per il quale vince l’Oscar).

Altri sette anni di attesa per la successiva nomination, per The Wolf of Wall Street, ancora di Martin Scorsese, mentre viene snobbato per il ruolo di Mr. Candy in Django Unchained di Quentin Tarantino, per Shutter Island, sempre di Scorsese, e Inception, di Christopher Nolan. Nel 2014 tutti lo danno vincitore per il ruolo di Jordan Belfort, per il quale aveva vinto Golden Globe e Critics’ Choice, ma l’Oscar va a Matthew McConaughey e al suo straordinario lavoro fisico e mentale per Dallas Buyers Club.

Prima di quella di quest’anno, l’ultima candidatura risaliva al 2020, quando venne nominato per C’era una volta… a Hollywood, ancora diretto da Quentin Tarantino. Nel mezzo, appunto, la vittoria per The Revenant, diretto da Alejandro González Iñárritu, dove è stato costretto a "lottare a mani nude con un orso" per portarsi a casa la statuetta. Insomma, una sequela di pellicole di altissimo livello e che hanno ricevuto il plauso della critica quasi all’unanimità. Ciò però non si è quasi mai tradotto in un Oscar, un mistero che, forse, non riusciremo mai a spiegare.


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