Cairo attacca Giletti tra accuse respinte e numeri impietosi dietro la chiusura del suo show: "Non mi fece sapere niente"
Il Presidente di La7 interviene in tribunale e smentisce ogni pressione esterna: ecco la sua versione dei fatti sullo stop anticipato della trasmissione che ha segnato la rottura con Giletti.

La vicenda che da anni alimenta indiscrezioni e ricostruzioni contrastanti sul rapporto tra Urbano Cairo e Massimo Giletti si è arricchita di un nuovo capitolo. Nel corso della sua testimonianza al processo che vede imputato Salvatore Baiardo, il Presidente di La7 ha affrontato direttamente uno dei temi più discussi degli ultimi anni televisivi: la chiusura anticipata di Non è l’Arena e le ragioni che avrebbero portato alla fine del programma. Le parole pronunciate in aula hanno contribuito a fare chiarezza su una vicenda che, nel tempo, è stata spesso collegata a presunte interferenze esterne e a possibili pressioni politiche. Una ricostruzione che Cairo ha respinto con fermezza.
Non è l’Arena, Urbano Cairo commenta le accuse sulle presunte pressioni
Secondo una delle ipotesi emerse nel corso delle indagini, la cancellazione della trasmissione nel 2023 non sarebbe stata soltanto una scelta editoriale. L’attenzione si era concentrata soprattutto sulle dichiarazioni di Baiardo e sui riferimenti ai rapporti tra alcuni esponenti della famiglia Berlusconi e Cosa nostra.
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Entra nel canale WhatsAppDavanti ai magistrati, però, Cairo ha escluso categoricamente qualsiasi condizionamento. L’editore ha dichiarato di non aver ricevuto telefonate o richieste volte a fermare il programma e ha negato che vi siano mai state pressioni in grado di influenzare le sue decisioni. Nel corso della sua testimonianza ha inoltre voluto chiarire i rapporti con l’ex premier, affermando: "Silvio Berlusconi non mi ha mai chiesto nulla. Paolo Berlusconi dopo la trasmissione in cui Baiardo aveva parlato di lui mi mandò un messaggio in cui era scritto ‘Vergogna’. Lo chiamai arrabbiato dicendogli che non si doveva permettere, che non mi dovevo vergognare di nulla" Sul piano più generale, l’editore ha ribadito una linea di gestione aziendale precisa: "Non ho mai fatto pressione sui miei conduttori: sono sempre stati liberi e autonomi".
La rottura di La7 con Massimo Giletti
Il passaggio più netto della testimonianza riguarda però il rapporto con il conduttore. Cairo ha smentito alcune ricostruzioni circolate negli anni, arrivando a una dichiarazione particolarmente dura: "Quanto detto da Giletti è una falsità". E ha aggiunto un dettaglio sui suoi attuali rapporti con lui: "Non l’ho mai più incontrato dopo il 15 febbraio 2023". Una frattura personale e professionale che, secondo la sua versione, si sarebbe consumata ben prima della chiusura definitiva del programma.
Gli ascolti di Non è l’Arena, i problemi interni e la scelta editoriale
Al centro della decisione di interrompere la trasmissione, secondo Cairo, ci sarebbero però soprattutto motivazioni economiche. Il programma era diventato sempre più oneroso per l’emittente, con costi elevati e una progressiva difficoltà nella raccolta pubblicitaria. In aula ha spiegato la situazione: "Era il programma più costoso de La 7. Era in forte calo e non piaceva ai pubblicitari. Chiudendo la trasmissione ad aprile 2023 non mandammo in onda le ultime puntate e risparmiammo 1,4 milioni di euro. A volte devi tirare una linea e quello era il momento". l’editore conclude: "Ogni anno Giletti mi chiedeva di aiutarlo a portare Silvio Berlusconi in trasmissione, ma non avevo mai ottenuto la sua disponibilità. Quel giorno, visti i temi trattati e considerando che gli ascolti del programma sarebbero schizzati, proposi a Giletti di incontrarlo per un’intervista. Il giornalista disse che ci avrebbe pensato ma poi non mi fece sapere più niente".
