Buonvino, Serena Iansiti: "Se tutto va come deve andare, ci sarà una seconda stagione. Màkari? È sempre un piacere tornarci" - Intervista
Serena Iansiti si è raccontata a Libero Magazine in vista della miniserie Rai Buonvino - Misteri a Villa Borghese che la vede protagonista.

Serena Iansiti torna protagonista della scena televisiva con la miniserie di Rai 1 Buonvino – Misteri a Villa Borghese, in onda a partire da giovedì 7 maggio 2026. Dopo i successi di critica e di pubblico ottenuti con Il Commissario Ricciardi, I Bastardi di Pizzofalcone e l’iconica fiction Rai Màkari, l’attrice si misura ancora una volta con il genere investigativo.
Intervista a Serena Iansiti, co-protagonista della miniserie Rai Buonvino – Misteri a Villa Borghese
In questa intervista a Libero Magazine, Iansiti racconta la sfida di dare corpo e voce a questo nuovo capitolo della sua carriera, svelando anche particolari retroscena sui suoi percorsi professionali passati e su quello che la attende.
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Entra nel canale WhatsAppLa serie Buonvino è profondamente legata a uno dei luoghi più iconici di Roma. Che rapporto hai con la città e quanto Villa Borghese ha influenzato la tua recitazione?
Vivo a Roma da vent’anni e la considero casa. Per me è una città piena di tradizione: è estremamente vitale, caotica, faticosa ma davvero unica e accogliente. Villa Borghese non è mai stata sfruttata come dovrebbe dal punto di vista cinematografico, e ci abbiamo quindi provato noi. La frequentavo e la frequento; è incredibile, perché è una città dentro la città. C’è ovviamente la bellezza del parco in sé, che per i romani era il loro giardino, dove trascorrevano i pomeriggi e le giornate a passeggiare. Questo ci ha condizionato nella resa scenica e nell’interpretazione. Se c’è in Buonvino questo clima rarefatto, questo garbo, questa luce e questa atmosfera molto dolce, è sicuramente dovuto a Villa Borghese e a quello che trasmette. Le piante parlano e c’è un’energia vitale da questo punto di vita: è sicuramente la protagonista di questa serie.
Da I Bastardi di Pizzo Falcone a Il Commissario Ricciardi, fino a Buonvino. Cosa ti affascina così tanto del genere crime/investigativo? È un caso o ti senti particolarmente a tuo agio tra indizi e misteri?
La parte più interessante di questa serie è il fatto che parta da una spinta investigativa per la risoluzione di un caso e che si vada poi a conoscere, più in profondità, l’animo umano e i rapporti che ci sono tra i protagonisti. Questo è un elemento molto interessante: si scopre non solo l’aspetto del giallo, ma anche e soprattutto quello che scatta nella psiche e nell’anima di queste persone. Ogni volta che affronto questo tipo di ruoli, è proprio questo a darmi la maggiore carica. Non c’è mai il semplice caso poliziesco, ma c’è tutta una mappatura dell’animo umano molto interessante.
La serie è tratta dai libri di Walter Veltroni. Avevi già letto i romanzi o hai preferito costruire il personaggio partendo esclusivamente dalla sceneggiatura?
La trasposizione in serie tv dei romanzi di Veltroni è avvenuta in pochissimo tempo, ed è quindi stata una realizzazione molto veloce. Lo studio della sceneggiatura è arrivato insieme ai romanzi, che sono stati fondamentali, perché abbiamo potuto avere una base solida e chiara di come affrontare tutti i personaggi.
Il finale di questa stagione lascerà una porta aperta o chiuderà il cerchio?
Essendo una miniserie, il finale non è autoconclusivo e lascia aperta una porta enorme. Se tutto va come deve andare, ci sarà sicuramente un’altra stagione.
Come vedi oggi quella Serena degli inizi? C’è qualcosa della tua spontaneità di allora che cerchi di preservare?
Cerco sempre di conservare la spontaneità degli inizi, anche se sono un’altra persona ora rispetto a quando ho cominciato questo lavoro. La vita ti porta a vivere storie, vicende, vissuti che ti cambiano obiettivamente, ma cerco di non farmi "fregare" dal mestiere, dalla ripetitività, dall’intuizione. A volte prevedere certe dinamiche in una storia potrebbero rendere più superficiale l’interpretazione; è importante cercare di lasciarsi stupire, sorprendere, andare sempre a scavare e non fermarsi mai alla prima lettura di un testo e di un personaggio. Bisogna cercare sempre di trovare quell’ombra, quel guizzo e quella scintilla che rende più vivo e spontaneo il tutto.
Sei stata Livia ne Il Commissario Ricciardi, un personaggio iconico degli anni ’30, e Rosaria ne I Bastardi di Pizzofalcone. Come riesci a "scollarti" di dosso ruoli così forti per abbracciare nuove storie?
Immergermi nel vissuto di questi personaggi è sicuramente un arricchimento, soprattutto perché sono tutti così interessanti e hanno un vissuto complesso, soprattutto nel caso di Livia. Più che risponderti se è difficile abbandonarli, ti posso dire che è invece molto facile ritrovarli. Nonostante passino a volte anche due anni dalla ripresa della serie, per me è come non averli mai lasciati. È come se improvvisamente si riaccendesse di nuovo tutto.
In Màkari, un grande impatto ha avuto il tuo personaggio Michela. Com’è stato interpretarla?
Lei è un’insegnante che va avanti con la persona sbagliata e, molte volte, ha dimostrato una fragilità e insicurezza. Non agisce da donna femme fatale con Saverio; con lui c’è un rapporto che era già compromesso anche prima dell’arrivo di Suleima. Non fa che evidenziare delle problematiche già esistenti. Lei è però anche molto dolce e goffa.
Le riprese della quinta stagione sono iniziate. Cosa ti emoziona di più del tornare in Sicilia? Anticipazioni da farci?
Mi trovo ora in Sicilia e gireremo sicuramente fino ai primi di giugno. Per me è sempre un piacere tornarci, nella zona del trapanese che io ho conosciuto grazie a Màkari. Per me è una Terra incredibile, come sono incredibili i siciliani. Sono super accoglienti, disponibili, non ci fanno mai mancare nulla.
Futuri progetti in cantiere?
Ho dei progetti che stanno prendendo forma e speriamo di potervene parlare al più presto.
