Bufera su Tommaso Cerno per la presunta assunzione della figlia a Domenica In: la smentita sua e della Rai

La vicenda che coinvolge Tommaso Cerno e la presunta assunzione di Giada Balloch accende il dibattito su trasparenza e opportunità, ma la replica dalla Rai calma gli animi.

Riccardo Greco

Riccardo Greco

Web Editor

Si avvicina all'editoria studiando all'IED come Fashion Editor. Si specializza poi in Comunicazione digitale, Giornalismo e Nuovi media presso La Sapienza, collaborando con alcune testate ed uffici stampa.

Dopo settimane già dense di tensioni interne e discussioni pubbliche, un nuovo episodio ha finito per agitare ulteriormente il clima attorno a Tommaso Cerno, giornalista, direttore de Il Giornale e presenza fissa nel cast di Domenica In. A innescare la polemica è stato un post pubblicato su Linkedin (e successivamente rimosso) da Giada Balloch, figlia di Stefano Balloch, marito di Cerno dal 2022 dopo una lunga convivenza. Nel post si faceva riferimento a un incarico attivo "da sette mesi" come social media manager dei profili social di Domenica In, proprio a partire dall’inizio dell’esperienza televisiva del giornalista nel contenitore domenicale di Rai 1. Le indiscrezioni hanno richiesto quindi l’intervento dello stesso giornalista e della rete, che hanno smentito la notizia.

Le accuse a Tommaso Cerno e le reazioni politiche

La notizia, portata alla luce su Repubblica, ha immediatamente acceso il confronto politico. Le opposizioni hanno chiesto chiarimenti, con il Partito Democratico che ha dichiarato: "L’ad Rossi chiarisca in Vigilanza", mentre il Movimento 5 Stelle ha parlato apertamente di: "Parentopoli". Secondo quanto rilanciato anche da MowMag, Giada Balloch sarebbe stata assunta "con contratto ibrido come social media manager dalla Rai per ‘rilanciare i contenuti di Domenica In con il fine di promuovere l’immagine di Tommaso Cerno sui social‘". Una ricostruzione che fa crescere dubbi, come sottolineato Gigi D’Aquino, i social del programma risultano di fatto inattivi da tempo. L’ultimo post su Instagram risale al 2022, quello su Facebook al 2024, mentre il profilo Twitter/X non sarebbe mai stato creato, facendo crescere interrogativi sull’effettiva operatività dell’incarico descritto nel post Linkedin.

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Le stoccate di BoicotteRai

La vicenda è stata rilanciata anche dalla pagina Instagram BoicotteRai, che conta oltre 80mila follower e che svolge un’attività di critica nei confronti della Rai. L’identità di chi gestisce la pagina non è nota, ma l’iniziativa si inserisce in un contesto più ampio di attenzione verso l’European Media Freedom Act, la normativa europea entrata in vigore l’8 agosto scorso che stabilisce il principio di indipendenza del servizio pubblico dalla politica. In Italia, le regole fissate dall’Unione Europea per la tutela del pluralismo e dell’autonomia dei media non risultano ancora pienamente applicate, e ciò contribuisce a rendere ogni polemica particolarmente sensibile.

Nel frattempo, la presenza di Cerno a Viale Mazzini si è rafforzata anche con il debutto alla conduzione di Due di picche, una striscia informativa di tre o quattro minuti in onda alle ore quattordici, collocata tra il Tg2 e Ore 14 di Milo Infante. Il programma, già discusso prima della messa in onda, avrebbe un costo complessivo di circa 850 mila euro, con 11 mila euro a puntata e 3 mila destinati al giornalista, per un totale stagionale di 200 mila euro. Le prime puntate hanno registrato una media tra il 5-6% di share, perdendo circa 200 mila spettatori rispetto al traino del notiziario.

Le smentite di Cerno e della Rai

Di fronte all’ondata di critiche, Tommaso Cerno è intervenuto direttamente su X con parole nette: "L’ultima fake news contro di me è contro Due di picche. Balle spaziali. Giada non ha nessun contratto con la Rai. Ricordavo una Repubblica che verificava le notizie. Ma era tanto tempo fa". Poco dopo è arrivata anche la nota ufficiale dell’azienda: "Rai smentisce categoricamente la notizia secondo la quale la signora Giada Balloch, figlia del marito di Tommaso Cerno, abbia contratti di collaborazione con la Direzione Intrattenimento Day Time e con qualsiasi altra direzione Rai". La doppia smentita chiude formalmente il caso sul piano contrattuale, ma non spegne del tutto il dibattito pubblico, che resta acceso in un momento già delicato per la governance e per gli equilibri interni del servizio pubblico.


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