Buen Camino, Libere Recensioni: Checco Zalone riporta tutti al cinema, ma il viaggio convince a metà

Checco Zalone torna a Natale con Buen Camino: sale piene, qualche risata e un film corretto che però non osa mai davvero.

Virginia Destefano

Virginia Destefano

Social Media Manager & Copywriter

Una passione smisurata per le serie TV. Laurea in Cinema, Televisione e New Media, videomaking e scrittura sono il mio passatempo preferito.

Buen Camino al cinema - Libere Recensioni
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Dopo ben 5 anni dall’ultimo film, Buen Camino debutta ufficialmente nelle sale nel periodo di Natale, atteso da un pubblico fidatissimo con altrettante aspettative. L’ultimo film di Checco Zalone, Tolo Tolo (2020), aveva diviso pubblico e critica ma aveva comunque confermato una certezza: Zalone non aveva mai davvero sbagliato un colpo. Per questo le aspettative erano altissime. Non solo per il film in sé, ma per quello che rappresenta: la capacità, ormai rarissima, di riportare il pubblico al cinema sotto le feste, riempire le sale e far tornare quella sensazione un po’ nostalgica del film da veder a Natale come rito collettivo.

E infatti la missione, almeno sotto questo punto di vista, sembra riuscita. Sala piena, pubblico pronto a ridere, prime battute che funzionano, tempi comici riconoscibili, quel modo alla Zalone di mettere a disagio e strappare risate immediate. Eppure, quasi senza accorgersene, si insinua una sensazione strana. Non è fastidio, non è delusione immediata. È più un leggero senso di insoddisfazione che accompagna lo spettatore dall’inizio alla fine. Buen Camino diverte, certo. Ma non lascia il segno come i precedenti. Non è il politicamente scorretto a mancare, né le gag ben piazzate. È piuttosto la sensazione che il film proceda veloce, sicuro, forse troppo convinto che basti il nome di Checco Zalone per arrivare a destinazione.

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Buen Camino, la recensione del film di Checco Zalone: un viaggio interiore che resta troppo prevedibile

La trama di Buen Camino ruota attorno a un nuovo Checco capellone, cinquantenne ricchissimo, viziato e completamente scollegato dalla realtà. Vive immerso nel lusso, nell’ostentazione e in una bolla fatta di privilegi e mantenimento, alimentato da irresponsabilità emotiva. Il suo mondo di lustrini e feste viene scosso quando la figlia Crystal scompare. Per Checco questo è un duro colpo, e non per la preoccupazione in merito alla scomparsa, bensì una ferita narcisistica e una competizione nei confronti del nuovo compagno dell’ex moglie, anche lui impegnato nella ricerca.

Proprio l’orgoglio porta Checco a rincorrere Crystal, determinata a portare al termine il Cammino di Santiago. Da questo momento comincerà a svilupparsi il film, un classico road movie che sfrutta la narrativa più classica del viaggio dell’eroe. Un percorso fatto di ostacoli, limiti e infine insegnamento e morale. Ogni tappa del percorso porterà il personaggio, Checco, a un piccolo cambiamento, forzato dalla rinuncia ai confort, e all’amore riscoperto nei confronti della figlia e della vita, quella reale.

Temi forti e una scrittura che non affonda mai il colpo

Parliamoci chiaro, Buen Camino funziona sul piano tecnico e più superficiale, ma sembra trattenersi dal quel boom a cui ci ha sempre abituato. Certo, le risate non mancano e sono proprio quelle tipiche di Checco Zalone: battutine dirette e politicamente scorretto, quest’ultima tipologia molto criticata per via delle gag su Gaza o su temi come l’olocausto. Ma il punto non è cosa viene detto, bensì cosa non viene mai davvero approfondito. Le tematiche affrontate sono forti: il rapporto padre-figlia, il vuoto della superficialità e del materialismo, l’ipocrisia sociale, l’ossessione per l’immagine. Tuttavia, nessuna di queste viene davvero sviluppata o portata alle estreme conseguenze.

La trama scorre velocissima, senza veri momenti di attrito, o comunque sono troppo brevi e risolti con estrema facilità, i passaggi emotivi risultano prevedibili e il finale si intuisce con largo anticipo, quasi all’inizio oseremmo dire. Non c’è mai la sensazione che Checco possa davvero sbagliare strada, perdersi o mettersi in discussione. Anche i tormentoni, da sempre uno dei punti di forza di Zalone, questa volta non colpiscono. Dopo i momenti iconici di "Angela", le canzoni di Buen Camino, tra cui Prostata Enflamada e altri inserti musicali, risultano deboli, poco memorabili, quasi di passaggio. Non restano in testa e non diventano parte dell’immaginario.

L’inevitabile paragone tra Buen Camino e gli altri successi di Checco Zalone

Il limite principale di Buen Camino emerge inevitabilmente nel confronto con i grandi successi di Checco Zalone. Film come Quo Vado?, Sole a catinelle o Che bella giornata avevano una capacità di intrattenimento che li hanno resi iconici e quasi intoccabili, una cattiveria lucida che rendeva ogni risata anche un piccolo schiaffo allo spettatore. Inutile dire che tutto questo in Buen Camino non si avverte nemmeno. Questo non perché Zalone sia diventato innocuo o vittima della cinematografia mainstream, ma perché sembra essersi adagiato sugli allori. Come se la consapevolezza di poter comunque riempire le sale avesse tolto urgenza al racconto. La sala ride, sì, ma in modo più composto. Non esplode.

I personaggi di Buen Camino funzionano, ma restano quasi tutti all’interno di ruoli già noti e riconoscibili. Di Checco Zalone ne abbiamo già ampiamente parlato, ma anche la figlia Cristal non emerge mai veramente: giovane, distante dall’ostentazione paterna, rappresenta una generazione più sobria e controtendenza, ma rimane funzionale alla trama. I personaggi secondari, compresi gli incontri lungo il Cammino, servono soprattutto da spalla comica o da stimolo narrativo, senza lasciare un’impronta significativa. Fatta piccola eccezione per Alma.

Il finale (senza spoiler) di Buen Camino: una scelta sicura e poco spazio al rischio

E poi arriviamo al finale. L’epilogo arriva esattamente dove ci si aspetta che arrivi, senza sorprese e senza scarti improvvisi. Inutile dire che proprio questa prudenza ci rimanda al confronto più evidente con i titoli più riusciti di Checco Zalone: Quo Vado?, capace di dividere e far discutere pur restando popolarissimo, o Tolo Tolo, imperfetto e caotico, ma almeno disposto a spingersi oltre la comfort zone. Questo non vuol dire che Buen Camino sia un passo falso. Al contrario, è una commedia ben confezionata, pensata per piacere a un pubblico ampio e conquistare il botteghino. Il problema è semmai la sua scarsa capacità di lasciare un segno. Una volta usciti dalla sala, resta poco.

Il percorso di Zalone, insomma, va avanti senza inciampi, ma anche senza deviazioni. E forse è proprio questa linearità, più che qualsiasi difetto evidente, a rendere Buen Camino un’opera minore all’interno di una carriera che ci ha abituati a ben altro.

Voto: 7/10


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