Bruzzone contro Vannacci, il duro attacco sul femminicidio: "Una sciocchezza tecnicamente imbarazzante"

Dopo dichiarazioni del generale durante l'assemblea di Futuro Nazionale, arriva la dura replica della criminologa, tra dati statistici e accuse di banalizzare la violenza.

Riccardo Greco

Riccardo Greco

Web Editor

Si avvicina all'editoria studiando all'IED come Fashion Editor. Si specializza poi in Comunicazione digitale, Giornalismo e Nuovi media presso La Sapienza, collaborando con alcune testate ed uffici stampa.

Le parole pronunciate da Roberto Vannacci durante l’assemblea costituente di Futuro Nazionale hanno immediatamente acceso il dibattito pubblico, provocando reazioni forti e trasversali. Al centro della polemica ci sono le affermazioni del generale sul tema del femminicidio, definito da lui come un fenomeno che "non esiste", in quanto da considerare semplicemente un omicidio al pari di qualsiasi altro. Dichiarazioni che hanno suscitato la pronta risposta della criminologa Roberta Bruzzone, intervenuta sui social con toni severi, per condannare i commenti del generale

Le parole di Vannacci oggetto della controversia

Durante il suo intervento, Vannacci ha sostenuto che: "Ci sono istanze di parità vere. Uomini e donne sono uguali, non c’è bisogno di proteggere alcuno nei confronti degli altri e quindi devono essere tutti soggetti alle stesse regole: non esiste il femminicidio". Un passaggio che ha rapidamente attirato l’attenzione dell’opinione pubblica e degli addetti ai lavori. Il generale ha poi proseguito affermando che il femminicidio "è un omicidio come tutti gli altri. Così come c’è la violenza sulle donne c’è quella sugli anziani e non c’è un anzianicidio". Una posizione che, secondo i suoi sostenitori, intende sottolineare il principio dell’uguaglianza davanti alla legge, ma che chiaramente ignora le specificità di determinati fenomeni criminali.

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La replica della criminologa Roberta Bruzzone

La risposta di Roberta Bruzzone non si è fatta attendere. La criminologa ha definito quelle dichiarazioni "una sciocchezza tecnicamente imbarazzante, politicamente e culturalmente pericolosa", respingendo l’idea che si possa liquidare la questione come una semplice provocazione politica. Secondo Bruzzone, il punto centrale non riguarda il sesso della vittima in sé, ma il contesto in cui maturano determinati delitti. La criminologa ha spiegato che ciò che caratterizza questi casi è: "La matrice della violenza", il "movente del dominio" e il "contesto persecutorio" che spesso precedono l’omicidio. Nel suo intervento ha inoltre utilizzato un’immagine particolarmente forte, sostenendo che negare l’esistenza del femminicidio equivale ad arrivare davanti a una vittima e affermare: "Vabbè, è solo un omicidio come un altro".

L’importanza della legge e dei dati statistici secondo la Bruzzone

Uno degli aspetti sui quali Bruzzone ha insistito maggiormente riguarda il quadro normativo. La criminologa ha infatti ricordato quello che ha definito un "piccolo dettaglio che evidentemente è sfuggito", sottolineando che il delitto di femminicidio è stato introdotto nel Codice Penale con la legge approvata definitivamente il 25 novembre 2025. Per questo motivo, secondo la sua ricostruzione, sostenere oggi che il femminicidio non esista significa non soltanto contestare una definizione ormai riconosciuta, ma anche ignorare una previsione presente nell’ordinamento giuridico. Bruzzone ha inoltre richiamato i dati statistici, osservando che: "I dati Istat dicono una cosa molto chiara, ossia che le donne vengono uccise soprattutto nell’ambito della coppia o da ex partner", mentre per gli uomini i casi riconducibili a partner o ex partner risultano molto meno frequenti. Una differenza che, a suo giudizio, rappresenta "una fotografia molto precisa" della realtà e non uno slogan politico.


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