Bruno Vespa velenoso dopo le urla a Porta a Porta: "La più grave offesa per un giornalista". La risposta dei sindacati Rai
Dopo il duro confronto in diretta con Giuseppe Provenzano, il conduttore di Porta a Porta torna a parlare e rivendica la propria storia professionale, mentre sindacati e politica si dividono.

La polemica non accenna a spegnersi e, anzi, nelle ore successive allo scontro televisivo si è fatta ancora più accesa. Dopo la discussione andata in scena negli studi di Porta a Porta giovedì 9 aprile, Bruno Vespa è tornato sull’episodio con parole nette, che hanno riacceso il dibattito attorno al ruolo del servizio pubblico, al rispetto della par condicio e ai limiti del confronto politico in televisione. Il video del botta e risposta con Giuseppe Provenzano continua a circolare sui social, alimentando commenti, prese di posizione e nuove tensioni.
Lo scontro in diretta tra Bruno Vespa e Giuseppe Provenzano e la frase contestata
Tutto è nato nel corso della puntata quando Provenzano, con una battuta che ha immediatamente irrigidito il clima in studio, ha detto "Forse dovrebbe sedersi da quella parte", alludendo alla presunta vicinanza del conduttore alle posizioni del governo. Una frase che Vespa ha evidentemente vissuto come un attacco diretto alla propria imparzialità e che ha provocato una reazione altrettanto dura, con l’invito a tacere rivolto al deputato. Da quel momento il frammento televisivo è diventato virale. Commentatori politici, utenti e membri della Commissione di Vigilanza Rai hanno discusso a lungo dell’accaduto, dividendosi tra chi ha giudicato eccessiva la reazione del giornalista e chi, invece, ha ritenuto inaccettabile l’allusione sulla sua neutralità.
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Entra nel canale WhatsAppIl nuovo sfogo di Bruno Vespa dopo lo sbotto a Porta a Porta
A distanza di poche ore, Vespa ha scelto di intervenire con una nota in cui ha ribadito con fermezza il proprio punto di vista, definendo le parole di Provenzano: "La più grave delle offese a un giornalista". Un’espressione che rende chiaro quanto il conduttore abbia percepito quell’affermazione come un attacco non solo personale ma professionale. Nel comunicato, Vespa ha scritto: "Come sanno bene Agcom e Rai, Porta a Porta ha sempre fatto dalle origini della par condicio costantemente la sua forse stupida religione (in questa stagione il Pd è da noi numericamente presente più di ogni altro partito). Ma comprendo perfettamente il disagio dei componenti Pd della commissione di Vigilanza Rai". Subito dopo rincara la dose e aggiunge: "Abituati nella televisione d’oggi a non avere quasi dappertutto controparte se non talvolta in misura simbolica, capisco che trovino normale che l’onorevole Provenzano, che ha avuto un tempo di parola superiore al senatore Malan interrotto costantemente, rivolga la più grave delle offese a un giornalista che già prima che Provenzano nascesse aveva dimostrato quanto doveva in fatto di correttezza professionale".
Le reazioni dei sindacati
Non si è fatta attendere la replica dell’Esecutivo Usigrai, che in un comunicato ha attaccato duramente il conduttore: "Che Vespa da tempo si sia spogliato dei panni del giornalista per indossare quelli del tifoso del governo di turno è pacifico per chiunque. È inaccettabile però che i vertici Rai gli garantiscano uno status di intoccabile". Il testo prosegue citando: "Dalle gaffe sui social, alle arringhe a difesa del governo sul caso Almasri (la Corte Penale internazionale la pensava in modo opposto), agli insulti agli attivisti della Global Sumud Flottilla, solo per citare i casi degli ultimi tempi. Il tutto profumatamente pagato con i soldi degli italiani (anche se la Rai non svela il compenso)".
Di segno opposto la posizione di Unirai, che ha richiamato tutti a un principio definito non negoziabile: "In merito alle recenti polemiche su ‘Porta a Porta’, Unirai richiama tutti a un principio non negoziabile: la Rai non ha padroni. È un bene comune e, proprio per questo, non esistono zone franche né per gli ospiti, né per i conduttori. Il Servizio Pubblico impone rispetto dei principi di democrazia, continenza verbale ed equilibrio. La reazione di Bruno Vespa è stata provocata da un intervento di un parlamentare PD che, con una battuta infelice e non corrispondente al vero, ha messo in discussione una professionalità riconosciuta e una firma storica della Rai. I dati Agcom attestano in maniera chiara il pieno rispetto del pluralismo da parte della trasmissione. La credibilità della Rai passa dalla capacità di offrire un confronto serio, rispettoso e completo".
