Boy George, la canzone su Gaza scatena la polemica: pioggia di critiche sui social, perché
Il nuovo singolo pro-Israele del cantante britannico nega il genocidio e ha suscitato la reazione inorridita del web: cosa dice e perché è contestato

Boy George torna a fare discutere. Il cantante britannico, infatti, ha ribadito una volta di più la sua vicinanza a Israele e questa volta l’ha fatto con un brano che parla apertamente del genocidio (termine da lui respinto) in atto in Palestina. Scopriamo cos’è successo e tutti i dettagli.
Boy George pubblica una canzone pro Israele e riaccende lo scontro sul conflitto a Gaza
Boy George torna al centro del dibattito politico con ‘We Will Dance Again’ (‘Balleremo ancora’), un brano che rappresenta la presa di posizione più netta dell’artista britannico sul conflitto tra Israele e Palestina. Diffusa sui suoi profili social anziché sulle principali piattaforme di streaming, la canzone si apre con versi destinati a far discutere: "Tu dici genocidio, io dico guerra. Quando vieni attaccato, è a questo che serve l’esercito. Diventa brutto? Puoi scommetterci. Quando so che vuoi uccidere fino all’ultimo di noi." Il riferimento è agli attacchi del 7 ottobre 2023 condotti da Hamas, con un richiamo esplicito al massacro del Nova Music Festival, dove centinaia di civili furono uccisi o sequestrati. Nel ritornello il cantante ribadisce la propria vicinanza alla comunità ebraica: "Non ci sarà guerra. Ma se mai dovessi essere confuso, io sto dalla parte degli ebrei". Nel testo trovano spazio anche dure accuse contro il movimento filo-palestinese e numerosi artisti che hanno criticato Israele: "Condannate gli ebrei con una memoria selettiva"
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Entra nel canale WhatsAppLe critiche e le denunce delle organizzazioni internazionali: il precedente
L’uscita del singolo ha naturalmente provocato un’immediata ondata di reazioni sui social, dove in tantissimi si sono scagliati contro Boy George e le sue parole sul massacro in atto nella Striscia di Gaza. Nonostante il governo israeliano respinga tutte le accuse, infatti, anche organismi delle Nazioni Unite e organizzazioni per i diritti umani come Amnesty International e Human Rights Watch hanno parlato di gravi violazioni del diritto internazionale e definendo genocidio i crimini israeliani a Gaza. In questo contesto, il verso iniziale del brano — "Tu dici genocidio, io dico guerra" — è ovviamente una negazione e ha alimentato un acceso confronto soprattutto online. La presa di posizione dell’ex frontman dei Culture Club segna inoltre un’ulteriore e pericolosa evoluzione rispetto alle dichiarazioni rilasciate solo pochi mesi fa, quando, parlando della partecipazione di Israele all’Eurovision, aveva affermato di sentirsi vicino alla comunità ebraica.