La bomba sul volo Pan Am 103, la storia vera è ancor più agghiacciante: ecco cosa non dice la serie Tv di Netflix

La vera storia del disastro di Lockerbie nasconde dettagli molto importanti che non sono raccontati nella serie Netflix: ecco quali

Anna Montesano

Anna Montesano

Web Editor

Web editor appassionata di cinema e TV, dopo la laurea in Lettere Moderne mi specializzo in Editoria e Giornalismo e trasformo la passione per la scrittura in un lavoro.

La bomba sul volo Pan Am 103, la storia vera dietro la serie Netflix
Netflix

Il disastro di Lockerbie rappresenta ancora oggi un punto di svolta drammatico per la sicurezza dei voli commerciali. Sono passati quasi quarant’anni da quello che è, ancora oggi, uno degli attentati terroristici più gravi mai registrati, e la vicenda viene raccontata attraverso la miniserie Netflix La bomba sul volo Pan Am 103, un’opera che intreccia il lavoro investigativo di due Paesi con le sofferenze della comunità locale e dei familiari di chi perse la vita. La produzione vede la partecipazione di attori come Merritt Wever, Tony Curran e Patrick J. Adams.

La serie si basa chiaramente su fatti realmente accaduti, ma qual è la storia vera che l’ha ispirata? Cos’è davvero successo e come stanno le cose oggi?

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La bomba sul volo Pan Am 103: la storia vera che ha ispirato la serie Netflix

Partiamo col dire che quella dell’attentato al volo Pan Am 103 è una storia molto complessa che ancora oggi è in corso. Tutto ha inizio la sera del 21 dicembre 1988, quando il Boeing 747 diretto negli Stati Uniti esplode in volo poco dopo aver lasciato lo scalo di Londra. A bordo viaggiano 259 persone – tra cui spiccano i nomi del diplomatico Bernt Carlsson, del musicista Paul Jeffreys e di un gruppo di 35 universitari americani – a cui si aggiungono 11 abitanti del piccolo centro scozzese travolti dai frammenti della fusoliera. Il bilancio finale conta 270 morti.

L’attività degli inquirenti porta allo scoperto una carica di Semtex occultata in una radio inserita nel bagaglio di stiva. Le indagini arrivano poco dopo ad individuare come coinvolta nel caso la Libia, e tutto grazie a due reperti fondamentali: i resti di un timer elettronico e le tracce di indumenti acquistati su un’isola mediterranea. La testimonianza del negoziante maltese Tony Gauci porterà poi ad indicare come colpevole Abdel Basset Ali al-Megrahi, risalendo alla rete dello spionaggio di Tripoli.

Le indagini aperte ancora oggi, tra ipotesi e colpevoli

Il processo, tenutosi nel 2001 in territorio olandese sotto giurisdizione scozzese, si è concluso con la condanna al carcere a vita per al-Megrahi. Il verdetto continua tuttavia a far discutere, tanto che nel corso del tempo sono emersi forti riserve sull’attendibilità dell’istruttoria. Rilasciato per motivi medici nel 2009 (era malato di cancro alla prostata), l’uomo si è dichiarato sempre estraneo ai fatti fino alla scomparsa nel 2012. Intanto, con un accordo economico siglato nel 2003, la Libia ha versato ingenti indennizzi ai parenti dei defunti.

Cosa non si vede nella serie TV di Netflix

Gli sviluppi, però, non si sono fermati negli anni a seguire. Ciò che la serie Tv di Netfilx non mostra è che nel 2022, la giustizia americana ha preso in consegna Abu Agila Mas’ud, sospettato di aver realizzato l’ordigno. L’uomo si è sempre dichiarato innocente ed estraneo alle accuse. Intanto, sono anche arrivate nuove testimonianze, che hanno lanciato l’ipotesi di un coinvolgimento del governo iraniano nell’attentato (da questo però smentito); poi anche del possibile intervento di terroristi siriani per colpire la Libia di Gheddafi, anche in questo caso ipotesi mai accertata.


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