Bob Dylan torna in Italia per tre concerti senza schermi. Le date e l'accoglienza polemica del Rough and Rowdy Ways Tour

Bob Dylan torna in Italia per portare il suo nuovo tour ma c'è già chi teme che il canovaccio sia sempre il solito: canzoni stravolte e nessuna possibilità di seguire il concerto. Dove suona il Menestrello di Duluth

Martina Dessì

Martina Dessì

Music Specialist

Ascolto, scrivo, a volte recensisco, smonto classifiche: la musica è il mio primo amore.

Bob Dylan
IPA

Il menestrello di Duluth ci riprova, e l’Italia è pronta a rispondere presente. A tre anni di distanza dalle sue ultime apparizioni italiane, Bob Dylan ha ufficialmente annunciato le nuove, attesissime tappe europee del suo inesauribile Rough and Rowdy Ways Tour. Tre le date in programma per il prossimo autunno, da segnare in rosso sui calendari di appassionati e semplici curiosi: il sipario si alzerà il 2 novembre all’Unipol Dome di Milano, per poi spostarsi il 5 novembre al Palazzo dello Sport di Roma e chiudersi il 7 novembre all’Unipol Arena di Bologna. Un ritorno in grande stile per l’artista ottantacinquenne, che si preannuncia già come uno degli eventi dal vivo più dibattuti dell’anno.

Bob Dylan torna in Italia ed è già polemica sulla scaletta

Sì, perché andare a un concerto di Bob Dylan, oggi più che mai, non è di certo una comoda e rassicurante passeggiata sul viale dei ricordi, ma una vera e propria prova d’ascolto. L’accoglienza spesso polemica che accompagna le sue esibizioni non arriva per caso. Chi acquista il biglietto sperando di poter cantare a squarciagola i ritornelli più belli degli anni Sessanta o Settanta rimarrà, come da prassi, spiazzato. Il Premio Nobel per la Letteratura ha infatti un’abitudine ormai consolidata e per molti frustrante: smantella, stravolge e destruttura spietatamente i suoi stessi capolavori storici.

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Sul palco, Dylan cambia le tonalità, mastica e taglia le parole, trasforma inneschi folk cristallini in ruvide jam session blues o in spoken word oscuri e sincopati. La sua voce viaggia su binari paralleli rispetto alla metrica originale. Spesso, il pubblico impiega svariati minuti prima di rendersi conto che quella melodia inedita e quasi indecifrabile che sta ascoltando è, in realtà, un classico immortale della musica contemporanea. È un approccio dal vivo intransigente che divide le platee: da una parte i puristi e i critici che gridano al genio per questa continua ri-creazione artistica, dall’altra gran parte degli spettatori che esce dai palazzetti confusa, straniata e a tratti delusa, lamentando l’impossibilità di seguire il filo dello show.

Il concerto che si segue senza schermi

E per assicurarsi che tutti affrontino questa complessa matassa sonora prestando la massima attenzione, l’entourage di Dylan ha confermato anche per le date italiane la rigorosa formula "phone-free". Niente schermi illuminati sopra le teste, niente video sfocati da postare compulsivamente sui social. All’ingresso dei palazzetti, il pubblico sarà invitato a inserire i propri smartphone in speciali custodie sigillate (i dispositivi Yondr), che potranno essere sbloccate solo a fine serata o in specifiche aree delimitate. Una scelta radicale che impone di vivere il momento presente senza filtri digitali.

Al centro di questo viaggio, che porta in scena un set ormai rodato da cinque anni di tour, c’è Rough and Rowdy Ways, il celebratissimo album in studio rilasciato nel 2020. La scaletta ruoterà attorno all’esecuzione quasi integrale delle tracce di questo disco, inframmezzate dalla solita, imprevedibile carrellata di successi del passato passati sotto la lente distorcente della sua attuale cifra stilistica, profondamente radicata in un folk crepuscolare e scarno.

Per chiunque voglia mettersi alla prova e tentare di decifrare dal vivo i nuovi codici dell’oracolo del Minnesota, la caccia al biglietto è alle porte. Le vendite generali si apriranno il prossimo 22 luglio sui circuiti autorizzati, precedute da una finestra di prevendita esclusiva a partire dal 20 luglio. Che siate pronti a restare estasiati o a imprecare per un arrangiamento incomprensibile, una cosa è sicura: Bob Dylan non ha alcuna intenzione di assecondare le nostre aspettative. E forse è proprio per questo che, dopo sessant’anni, continuiamo inesorabilmente ad andare ad ascoltarlo.


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