Blanco non è stato palpeggiato sul palco, quello che sta succedendo è pericoloso: l'ossessione per il suo corpo rischia di rovinare tutto

Il corpo di Blanco non è un bene pubblico e, dopo il caso del 2022, ogni piccolo gesto riporta con la memoria al "palpeggiamento" di Piazza Duomo. Lasciamolo in pace

Martina Dessì

Martina Dessì

Music Specialist

Ascolto, scrivo, a volte recensisco, smonto classifiche: la musica è il mio primo amore.

Ci sono voluti pochi secondi di video sfocato, un frame ritagliato male e la solita fame da social per trasformare Blanco nell’ennesimo protagonista involontario di una curiosità morbosa sul suo corpo. La macchina del tam tam è partita come un copione già scritto: la clip gira, arrivano i primi commenti e nel giro di qualche ora quello che stava succedendo sul palco davvero – nella sua versione non compressa e non zoomata – non interessava quasi più a nessuno. Ma interessava ancora il fotogramma, insieme alla storia che ci si voleva raccontare sopra. Peccato che la realtà, come spesso accade, avesse tutt’altra forma e stavolta bastava aspettare le riprese nitide per accorgersene.

Blanco palpeggiato sul palco, il frame del 2026 che inganna

Il contesto è quello di un listening party che Riccardo Fabbriconi ha tenuto a poche settimane dalla pubblicazione del suo nuovo album Ma’ uscito il 3 aprile e che contiene il brano Maledetta Rabbia, proprio quello eseguito sul palco di Milano. Blanco si sporge verso il pubblico come fa da anni, trasformando lo stage in un’estensione della folla e viceversa.

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Nel momento più intenso del pezzo, ecco che Blanco si avvicina alle prime file, lasciandosi quasi reggere dal pubblico: la solita scena da live dove l’adrenalina fa saltare un po’ tutti i confini. Nel caos, entra in gioco la sicurezza con un bodyguard lo afferra per non farlo cadere giù, lo tira indietro e lo allontana dalla barriera. La mano, però, finisce inavvertitamente dove non dovrebbe: prima sulla coscia, poi in una zona decisamente più intima.

Blanco quella mano la scosta d’istinto, ma senza interrompere la performance. Eppure, basta un frame isolato, ripreso da un’angolazione sfortunata, e in Rete parte subito la versione alternativa che chiaramente genere subito attenzione.

Solo dopo arrivano le riprese più nitide, altri video e una prospettiva decisamente più ampia dove si vede chiaramente che a toccarlo non è una ragazza del pubblico, ma l’addetto alla sicurezza che lo sta fisicamente tenendo per evitare che cada, spostandolo lontano dalle mani dei fan. Il contatto è ravvicinato, probabilmente anche imbarazzante, ma nasce dal tentativo (goffo) di proteggerlo, non di certo dal desiderio di palpeggiarlo.

Cos’era accaduto nel 2022 a Radio Italia Live

Ma facciamo un salto indietro al 2022, in Piazza Duomo, per il concertone di Radio Italia Live. Blanco è nel pieno della sua ascesa, fresco di Sanremo con Mahmood in cui ha trionfato con Brividi, buttato letteralmente in un "mare di fan" sotto il palco. Tutto molto rockstar e molto prevedibile ma quello che non dovrebbe mai essere "normale", invece, è quello che succede al corpo di un artista che ha sempre cercato il contatto diretto con il pubblico.

Nel video diventato virale si vede chiaramente una mano femminile allungarsi verso le sue parti intime e restare lì, a palpeggiarlo mentre lui continua a cantare. La clip viene caricata su TikTok da un’altra fan, arrabbiata più per il video rovinato che per la molestia in sé, con la famosa scritta di protesta: "Grazie alla ragazza che mette la mano sul ca**o di Blanco rovinandomi il video dove lui prende per mano il mio ragazzo". Da lì, in pochi minuti, la vicenda divampa sui social tra chi parla apertamente di violenza, chi minimizza, chi fa meme, chi dice "dai, l’avrei fatto anch’io".

Sul piano giuridico, diverse voci sottolineano che un gesto del genere, se denunciato, può rientrare a pieno titolo nel reato di violenza sessuale perché qualunque atto che comporti un contatto corporeo a sfondo sessuale senza consenso, anche se fugace, mette in pericolo la libertà di disporre del proprio corpo. Detto in modo semplice: non è una "bravata da concerto", è qualcosa che il codice penale prende molto sul serio.

Il doppio standard, quando il corpo è di un uomo

La parte interessante, di certo in modo amaro, è stata la reazione successiva. Una fetta di pubblico si è indignata, ripetendo un concetto che dovrebbe essere chiaro per tutti: "La molestia è molestia sempre. Anche se a farlo è una donna. Anche se lui è famoso. Anche se lui ‘se l’è cercata’ perché si butta in mezzo alla gente".

Un’altra parte, però, ha fatto spallucce: "Era solo una fan presa bene", "Blanco sicuramente non ci è rimasto male", "figurati se a lui dà fastidio". Come se il consenso fosse un optional, un dettaglio che si può saltare quando la persona sul palco rientra nella categoria "maschio giovane, bello, rockstar". La domanda che rimbalzava ovunque era sempre quella: se fosse successo a una cantante donna, con la mano di un uomo, ne avremmo parlato allo stesso modo? La stampa dell’epoca si era espressa unanimemente per il no.

Quello del 2022 è stato, a tutti gli effetti, un caso da tenere d’occhio. Quello del 2026 no. Eppure i due episodi si sono quasi sovrapposti, come se il corpo di Blanco fosse diventato un concept astratto su cui proiettare opinioni, traumi, fantasie, indignazione prêt-à-porter.

Il corpo di Blanco come schermo di proiezione

Il punto è che Blanco il contatto col pubblico lo cerca, lo usa, ci costruisce sopra un’estetica intera perché entra tra la folla, si fa toccare, si lascia trascinare, espone il corpo tanto quanto la voce. È da sempre parte del suo linguaggio.

Ma questo non trasforma il suo corpo in un oggetto a disposizione di chiunque. Il fatto che un artista giochi con la sensualità, mostri la pelle, si butti dal palco, non è un lasciapassare per varcare qualsiasi confine. Nel 2022 quel confine è stato superato; nel 2026 abbiamo creduto di rivedere la stessa scena, solo perché ormai siamo allenati a guardare con un occhio che tende troppo spesso all’iper-interpretazione.

E qui l’ossessione fa il suo capolavoro: invece di chiederci come stia lui, come stia lavorando il team sicurezza, che rapporto abbia oggi con quel tipo di contatto fisico dopo l’episodio di Piazza Duomo, ci concentriamo sull’ennesimo zoom a bassa risoluzione. Non vediamo più un artista che canta, ma una somma di muscoli, tatuaggi e screen da condividere in chat.

Consenso, sicurezza e quel confine (ancora) sottile

Il confine tra entusiasmo e invasione dello spazio personale è sottilissimo. Da una parte c’è un artista che, per sua artistica, abbatte la distanza fisica con chi lo ascolta; dall’altra, c’è la necessità di proteggere quel corpo, perché è un corpo che lavora, si stanca, si espone, ma non per questo diventa di proprietà pubblica.

Il dibattito pubblico degli ultimi anni, in Italia, si è concentrato sempre di più sul consenso come elemento centrale in cui qualunque atto a sfondo sessuale senza un "sì" libero e attuale è problematico, al di là del genere di chi agisce e di chi lo subisce. La generazione Z, che molti descrivono come fredda o "poco interessata al sesso", è spesso quella che online difende con più forza l’idea che anche ai corpi maschili serva rispetto.

Nel 2026, però, la storia è diversa. Non c’è una fan che approfitta della vicinanza ma un addetto alla sicurezza che sbaglia presa, in un contesto di caos e di rischio reale di caduta. Non è la replica della molestia del 2022, è un incidente di gestione del palco. E continuare a raccontarlo come "palpata" tradisce il senso di entrambe le vicende perché banalizza la prima e spettacolarizza la seconda.

Smettiamola di rovinare tutto (di nuovo)

Forse la domanda da farci non è "Blanco è stato palpeggiato sì o no?", ma "perché abbiamo così bisogno che lo sia?". Cosa ci dice di noi questa fame di scandalo a base di corpi, zoom e fermo immagine?

Nel 2022 il suo corpo è stato davvero violato, e molti hanno riso. Nel 2026 il suo corpo è stato afferrato in modo maldestro per proteggerlo, ed è stato subito palpeggiamento ancora prima di verificare. In entrambi i casi, il pericolo è quello di togliere di mezzo l’unica cosa che dovrebbe contare, cioè la sua libertà di decidere cosa è ok e cosa no, cosa lo fa sentire al sicuro e cosa lo mette a disagio.

Se c’è una lezione che dobbiamo portare a casa è proprio questa. Smettiamola di ridurre Blanco (e chiunque altro) a un corpo da commentare, difendere o usare come caso studio a seconda di come ci gira quel giorno. Nel dubbio, la prossima volta che parte Maledetta Rabbia, invece di zoomare sui pantaloni, potremmo provare a fare una cosa diversa: ascoltare la canzone dall’inizio alla fine, lasciando in pace il corpo che la sta cantando.


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