Biggio 'tradisce' Fiorello con Lino Guanciale: su Rai 1 arriva la fiction che può cambiargli la carriera
Dalla lunga esperienza accanto a Fiorello, che lo ha reso un volto riconoscibile della comicità italiana, a un ruolo drammatico in prima serata su Rai 1: per Fabrizio Biggio si apre una fase delicata.

Per Fabrizio Biggio questo è un momento particolarmente intenso. Negli ultimi anni il pubblico lo ha identificato soprattutto per il sodalizio con Rosario Fiorello, una collaborazione che gli ha garantito visibilità e continuità, ma che al tempo stesso lo ha collocato in una posizione ben precisa: quella dell’ironia di supporto, e dell’intesa costruita sul ritmo dello showman principale. Un ruolo che Biggio ha saputo interpretare bene, senza mai risultare ingombrante, ma nemmeno invisibile.
Il momento d’oro di Biggio dopo Fiorello: tra radio e streaming
Attualmente Biggio è impegnato nel ruolo di spalla di Fiorello a La Pennicanza su Rai Radio2. Come sempre seguirà inoltre lo showman durante il Festival con dirette ad hoc su Instagram dal titolo Durante Festival, un progetto parallelo che rafforza la loro collaborazione. Ma non solo. A marzo sarà protagonista su RaiPlay con il nuovo programma Techegram, basato su filmati d’archivio commentati da ospiti come Andrea Delogu, Giulia Vecchio e Giovanni Scifoni. Un format che mescola memoria televisiva e ironia contemporanea. Eppure, la vera novità è altrove, e lo porterà nella prima serata su Rai 1.
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Entra nel canale WhatsAppLa nuova sfida in prima serata di Biggio con Lino Guanciale
Martedì 10 marzo debutta Le libere donne, nuova fiction ambientata nella Toscana della Seconda guerra mondiale. Al centro del racconto c’è Mario Tobino, medico e scrittore realmente esistito, interpretato da Lino Guanciale. La serie si ispira al romanzo "Le libere donne di Magliano", pubblicato nel 1953, nato dall’esperienza diretta di Tobino nel manicomio di Maggiano, vicino Lucca. Accanto a Guanciale, il cast riunisce interpreti diversi per sensibilità e percorso artistico. Tra loro c’è Biggio, chiamato a confrontarsi con un ruolo non comico, centrale negli equilibri interni all’istituto. Una scelta che segna un’interessante novità rispetto all’immagine costruita negli anni accanto a Fiorello.
La storia si sviluppa all’interno di un manicomio femminile, luogo chiuso e regolato da norme rigide, dove la malattia mentale ha come cornice il giudizio morale e sociale. Il giovane psichiatra si trova a operare in un sistema che tende a isolare, reprimere ed etichettare le pazienti. La sua battaglia è restituire dignità alle pazienti, andando oltre la diagnosi.
Un ruolo diverso dai suoi soliti, che può cambiare tutto
Per Biggio questa fiction rappresenta una grande occasione per coltivare il suo talento attoriale, nonostante nel suo percorso non siano mancati cinema e interpretazioni che lasciavano intravedere questa possibilità, forse in una dimensione meno esplorata dal grande pubblico. Con Le libere donne l’attore si misura con un contesto drammatico, stratificato, lontano dalla battuta fulminante e dall’improvvisazione. È l’occasione per dimostrare una maturità interpretativa più profonda, per sottrarsi all’etichetta di "spalla" e riaffermarsi come attore a tutto tondo. Se il pubblico saprà accoglierlo in questa nuova veste, la fiction di Rai 1 potrebbe davvero segnare una svolta concreta nella sua carriera.
