Benedetta Porcaroli e Sergio Castellitto svelano il lato folle di Guy Ritchie sul set di The Gentlemen: “Non serviva studiare”. Ecco perché

I due attori raccontano il lavoro sul set della serie Netflix, diretta da Guy Ritchie: stereotipi italiani, battute cambiate e scene fuori dagli schemi.

Melania Fiata

Melania Fiata

Giornalista

Laureata in Lettere, divoratrice di libri e serie. Scrivo di spettacoli, film e TV.

Guy Ritchie torna a mescolare azione, ironia e criminalità nella seconda stagione della serie The Gentlemen, portando ancora una volta sullo schermo un’Italia lontana dai cliché più prevedibili. Al centro del nuovo capitolo ci sono anche Benedetta Porcaroli, Sergio Castellitto e Michele Morrone, coinvolti in un set internazionale dove nulla sembra essere davvero definitivo. A raccontare il dietro le quinte sono Porcaroli e Castellitto, intervistati da Repubblica, che ricordano il metodo imprevedibile del regista britannico: copioni continuamente rimessi in discussione, improvvisazione e una lavorazione capace di trasformare ogni scena in una sfida.

Porcaroli e Castellitto ‘stregati’ da Guy Ritchie sul set di The Gentlemen

In un’intervista a Repubblica, Benedetta Porcaroli e Sergio Castellitto hanno raccontato l’esperienza sul set della seconda stagione della serie firmata da Guy Ritchie, soffermandosi soprattutto sul rapporto tra Italia e Inghilterra e sul gioco degli stereotipi. Porcaroli ha sottolineato come la diversità culturale sia stata valorizzata dal regista e abbia contribuito a creare un interessante incontro tra le due realtà: "I progetti di Guy Ritchie sono molto colorati. Non gli interessa la diversità, anzi, in questo senso diventa veramente un valore".

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Castellitto ha invece descritto un ambiente di lavoro lontano dall’immagine tradizionale di un set britannico, definendolo quasi "circense". Il particolare metodo di Ritchie, caratterizzato anche da continui cambiamenti delle battute, ha costretto gli attori a rinunciare alla sicurezza della preparazione e a reagire sul momento. Per Castellitto, proprio questa imprevedibilità rappresenta uno degli aspetti più stimolanti della recitazione: "Non c’è più l’automatismo. Non c’è più l’intellettualità della recitazione. Noi siamo figure, siamo silhouette. La grande sfida per me è stata, come per Benedetta, credo per tutti, per noi, per tutti e tre, anche per Michele, la sfida di vedersi cambiare le battute che avevi studiato la notte precedente, prima."

Porcaroli e l’esperienza con Ritchie: "Lui è un personaggio che si diverte"

Anche la scelta delle location italiane assume un ruolo importante nella serie. Il Lago Maggiore, in particolare, viene reinterpretato attraverso uno sguardo straniero e diventa qualcosa di diverso dalla semplice rappresentazione dell’Italia. Porcaroli osserva che la mescolanza di thriller, grottesco, ironia e comedy tipica di Ritchie trasforma il paesaggio in un elemento narrativo vero e proprio: "è una location che, secondo me, diventa quasi un personaggio".

Parlando infine delle scene d’azione, entrambi hanno evidenziato quanto il lavoro con Ritchie sia basato sull’improvvisazione e sulla capacità di adattarsi. Castellitto ha paragonato l’esperienza a quella di un trapezista che si esibisce senza più la rete di sicurezza, mentre Porcaroli ha raccontato il piacere di cimentarsi in attività insolite, tra falchi, fucili e automobili. Per l’attrice, il coinvolgimento nelle sequenze d’azione è stato soprattutto un motivo di divertimento: "È un personaggio che si diverte. Mi sono divertita tantissimo".


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