Battiti Live Spring, pagelle: Sal Da Vinci in forma Eurovision (8) e Nicolò Filippucci soporifero (5). La serata non decolla (3)

Top e flop della seconda puntata di Battiti Live Spring in onda mercoledì 6 maggio 2026 su Canale 5. Conducono Alvin e Michelle Hunziker.

Giusy Palombo

Giusy Palombo

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Giornalista e content creator. Racconto cultura pop e spettacolo tra articoli e video, con uno stile diretto e autoriale.

La seconda puntata di Battiti Live Spring è andata in onda su Canale 5 mercoledì 6 maggio 2026 su Canale 5. Dopo l’ottimo esordio settimana scorsa, con la conduzione di Michelle Hunziker e Alvin da Ferrara, si prosegue con 24 ospiti e i loro successi del momento. Ha funzionato ancora, oppure, l’euforia dell’inizio si è già spenta a distanza di una sola settimana? Ecco i top e i flop della serata.

Battiti Live Spring, puntata del 6 maggio 2026: le pagelle

The Kolors, meno male che esistono: voto 9. "Battiti Live con la cassa dritta": E già qui si capisce molto. Stash e i The Kolors riscrivono l’intro di Un ragazzo, una ragazza, omaggiano la piazza di Ferrara e poi tirano fuori un medley che è una macchina da guerra: le loro hit più amate, la nuova Rolling Stones e un ritmo travolgente. Stile, energia, presenza: tutto al posto giusto. Il pubblico risponde, salta e canta: così dovrebbe essere, sempre. L’adrenalina arriva anche attraverso lo schermo (che non è scontato). La domanda resta sempre la stessa: perché i The Kolors sono ancora così sottovalutati? Quel mix tra groove internazionale e pop intelligente, fuori dall’Italia, farebbe molto più rumore. Qui invece sembra sempre mancare un pezzo di riconoscimento. Dentro c’è tanto Michael Jackson: negli arrangiamenti, nel gusto per gli anni Ottanta che sa di nostalgia, ma suona attuale. E funziona, eccome se funziona. Anche con chi quegli anni non li ha mai vissuti. Battiti parte di nuovo col piede giusto e quando salgono loro, improvvisamente, tutto ha senso.

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Sal Da Vinci solita garanzia, voto 8. Sì, è ovunque e più presente del prezzemolo. Ma diciamolo senza giri di parole: chi, oggi, se non lui? Settimana prossima si esibirà all’Eurovision Song Contest, ma intanto a Ferrara timbra il cartellino e lo fa come si deve. Giovani, adulti, nostalgici: tutti a cantare a squarciagola Per sempre sì e Rossetto e caffè. Quando succede questo, vuol dire che il pezzo funziona. Punto. Nota dolente: il playback. Per uno con quella voce, un filo di amaro resta. Ma con una competizione europea alle porte, preservarsi non è solo una scelta: è strategia. In un cast debole e poco "acchiappabile", lui fa quello che deve fare: tiene in piedi la baracca senza strafare o sbagliare. A questo giro, basta e avanza.

Elettra Nazionale, ti meritavamo prima: voto 7,5. La sua Voilà, tra piume e paillettes, è una ventata di aria fresca. Peccato per l’orario: 23:40 circa. Un vulcano così non dovrebbe mai essere relegato a tarda notte. O forse sì, ma allora il problema è un altro: la prima serata non è più prima serata. Elettra Lamborghini entra, accende tutto e si prende il palco senza chiedere permesso. Il pubblico va in delirio, lei si concede senza riserve. È questo il patto, semplice e diretto. Battiti Live Spring, estate o inverno poco importa: è sempre casa sua. Lei è linfa per il programma, esattamente quanto il programma lo è per lei. Un rapporto simbiotico che funziona sempre. Momento d’oro, gestione leggera, nessuna pressione apparente: raccoglie tutto con il sorriso, senza mai prendersi troppo sul serio. Il playback si nota. Qualche rigidità nei movimenti pure. Ma la verità è che la si ama proprio così: senza filtri, senza pretese, tutta istinto e presenza scenica.

Battiti Live Spring: Filippucci moscio, un cast-non cast per la serata su Canale 5

Raf, bene ma non benissimo: voto 6,5. Il brano sanremese scivola via in modalità "meh" e, per fortuna, lascia presto spazio a Sei la più bella del mondo. Lì cambia tutto. Raf è esattamente quella quota che serve a Battiti: storia della musica italiana, senza bisogno di urlarla. Da sempre simbolo di eleganza, misura e mestiere. Un’energia mai sopra le righe, ma sempre presente. Anche se sulla carta potrebbe sembrare fuori tempo massimo per un palco così, alla fine ci sta dentro meglio di tanti altri. Il pubblico lo segue, canta, risponde. E forse proprio qui sta il punto: molti dei più giovani — anche tra quelli sul palco — avrebbero qualcosa da imparare. Nota stonata? Quel filo di "cantilena" di troppo. Raf ha ancora le cartucce, eccome: basterebbe tornare a spingere su qualcosa di più ritmato per ricordarlo a tutti.

Nicolò Filippucci, ottantenne nel corpo di un teenager: voto 5. Nessun age shaming, sia chiaro. Molti "over" hanno più fuoco di chi, in teoria, dovrebbe essere in grado di spaccare tutto. Il punto è un altro. Filippucci ha voce, estensione e pure una presenza scenica che promette bene… ma resta tutto lì. Non succede mai davvero qualcosa. Quando parte un suo pezzo, ieri sera Laguna e Tutte le ragazze vogliono canzoni d’amore, l’effetto "latte alle ginocchia" è dietro l’angolo. E no, non è solo colpa sua: sono le canzoni, è la direzione artistica imboccata dai tempi di Amici che non trova mai il guizzo giusto. Su un palco come quello di Battiti, con l’estate alle porte e la gente che vuole sudare e cantare, lui sembra ancora in modalità risparmio energetico. Il pubblico c’è, partecipa e lo guarda – anche volentieri – ma poi? Finisce lì. E per uno che dovrebbe accendere, questo è un problema.

Un cast-non cast: voto 3. Dopo una prima puntata aperta dalla bellezza camaleontica e il talento di Annalisa, l’effetto della seconda è stato un brusco ritorno alla realtà. I 24 artisti messi insieme (più ammucchiati che curati) disegnano un quadro decisamente più debole. Colpa anche del mercato attuale: tra album in uscita e rotazioni forzate, il materiale a disposizione è questo. I "giganti" scarseggiano, e pretendere nomi davvero forti senza una hit fresca è utopia. Però un minimo di selezione più furba sì. Tre ore di serata che scorrono senza lasciare troppo, con picchi che fanno più discutere che esaltare: gli "avvoltoi" di Eddie Brock, Welo (domanda lecita: chi?) e l’ennesimo pezzo fotocopia di Petit. Il risultato è tanto rumore, ma poca sostanza. Resta la sensazione che, più che un cast, sia venuta fuori una playlist messa in shuffle.


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