Barbara Bouchet al cinema con 'Finale: Allegro': "Difficile liberarmi dall’etichetta di sex symbol. Mi tengo le rughe e guardo serie turche"

Barbara Bouchet torna al cinema nel film "Finale: Allegro" in cui interpreta Karina: ecco cosa ha raccontato a Libero Magazine

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Con oltre sessant’anni di carriera cinematografica alle spalle, Barbara Bouchet è stata premiata al Bif&est per la migliore interpretazione femminile nel film "Finale: Allegro", in uscita nelle sale il 9 aprile. L’attrice, che compare anche in un piccolo ruolo in "Non è la fine del mondo", interpreta qui la pianista Karina, una donna arrivata alla quarta età che decide di prendere in mano la propria vita e progettare il fine vita in Svizzera, affrontando amicizie, un grande amore per una donna malata e il rapporto con una giovane georgiana assunta per aiutarla in casa, in un confronto tra libertà e autodeterminazione da un lato e tradizione familiare e religione dall’altro.

Finale: Allegro, intervista a Barbara Bouchet

Noi di Libero Magazine abbiamo intervistato Barbara Bouchet, che ha raccontato cosa ha significato per lei interpretare questo personaggio, parlando della bellezza, della sua scelta di non ricorrere alla chirurgia estetica, dei ruoli che ha amato e dei sogni nel cassetto, condividendo inoltre il suo orgoglio per il figlio Alessandro Borghese e la passione per le serie turche.

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Barbara, in "Finale: Allegro" interpreti Karina. Come si è approcciata a questo ruolo e cosa ha amato di più?

Io ho sempre cercato ruoli per donne della mia età. È stato un po’ difficile uscire dal personaggio del mio passato, quello del simbolo del sesso, e trasformarmi nella donna che sono oggi. Ho lavorato molto su questo aspetto: ho cercato ruoli coerenti con la mia età, accettando anche parti piccole, pur di interpretare una donna della terza età. Volevo convincere produttori e registi che potevo farlo, che non ero bloccata nel ruolo di prima.

Ho lasciato il cinema a 39 anni, ben consapevole che dopo i 40 quel personaggio sarebbe finito. Così ho deciso di andarmene prima io, invece di essere messa da parte. Pensavo di fermarmi per dieci anni e poi tornare interpretando ruoli più maturi, ma alla fine ne sono passati venti. Nel frattempo avevo altri impegni: ho iniziato con la palestra, ho avuto un figlio… ero così occupata che non mi rendevo conto del tempo che passava.

Dopo vent’anni, quando avevo ormai 60 anni, hanno cominciato ad arrivare piccoli ruoli e io li ho accettati tutti. Il personaggio della "nonna del freezer" è stato quello che mi ha sdoganato di più. Quando poi ho letto questo copione di Emanuela Piovano, ho capito subito: questo è il personaggio che cercavo, questa è la donna che voglio rappresentare. Anche le persone della terza età hanno bisogno di essere raccontate, non solo i giovani.

Le somiglia?

Mi somiglia non in tutto ovviamente. Io non ho un’amante donna… però sì, l’amicizia tra anziani mi appartiene, quello sicuramente. A quanto pare l’Italia è uno dei Paesi con più anziani rispetto ai giovani. Ed è vero: allora dobbiamo fare film anche per loro. L’altro giorno, per esempio, in televisione mi sono fermata a guardare un film bellissimo, Non è mai troppo tardi, con Jack Nicholson e Morgan Freeman. Racconta di due uomini arrivati alla fine della vita che decidono di fare tante cose prima di morire. Ecco, quello è un esempio: storie così funzionano, perché parlano anche a chi è più avanti con l’età.

Nel film si parla di libertà. Quanto ha contato nella sua vita?

Io sono stata libera da quando ho lasciato casa a 15 anni. Da quel momento ho potuto scegliere con chi stare e con chi no, cosa mangiare e cosa non mangiare. Libera in tutto, davvero in tutto. Anche nel matrimonio: mio marito mi ha lasciato vivere la mia vita come volevo. In quell’epoca ero libera di essere sposata, avere figli, e così via, ma era una mia scelta, nessuno mi ha mai costretto.

Tra i temi affrontati quello del fine-vita. Cosa ne pensa al riguardo?

Sono totalmente contraria all’accanimento terapeutico. Ritengo che anche questa sia una scelta personale: ognuno deve poter decidere per sé stesso. Non trovo giusto essere costretti, nel caso in cui si sia molto malati, a restare in vita a tutti i costi. Non comprendo quando i familiari fanno di tutto per prolungare la vita di persone anziane e gravemente malate, perché spesso significa farle soffrire ancora di più. Perché farlo? A volte mi sembra un atteggiamento egoista da parte dei familiari, più che una scelta che rispetta davvero la volontà della persona malata e anziana. Non sempre, infatti, è ciò che quella persona desidera.

Lei non ha mai fatto ricorso alla chirurgia estetica. Come Anna Magnani ha deciso di lasciarsi le rughe.

Anche questa è una mia scelta. Mi sono detta: perché dovrei fare tutto questo per sembrare più giovane? Ci sono già attrici più giovani, perché dovrebbero prendere me? Io voglio interpretare personaggi della mia età, così come sono, senza trasformarmi con labbra rifatte o interventi estetici. Quando vedo certe trasformazioni, penso: ma com’erano prima? Spesso erano più belle. E non se ne rendono conto. Forse è anche perché ho una grande autostima: io mi piaccio, così come sono. Anche con le rughe. I miei fan non guardano le rughe, vedono la persona, vedono chi sono davvero. Io resto fedele a me stessa, comunque.

In molti la ricordano come la sex symbol degli anni 70. E’ una definizione che le stava stretta?

Certo, mi stava stretto, ma che cosa potevo fare? Era il mio lavoro. Sono entrata in quel filone, sono venuta in Italia e mi è stato offerto tantissimo lavoro, al punto che a volte dicevo persino di no. Così sono diventata quella che sono diventata. Però non rinnego nulla: mi ha dato fama, mi ha dato fortuna, mi ha dato tutto. Non lo rinnego in nessun modo. Semplicemente voglio andare avanti e interpretare ciò che sono oggi.

Tra i vari personaggi che ha interpretato nella sua carriera, quale ha amato di più?

Non posso dire quale ho amato di più, perché ce ne sono diversi, ognuno per motivi differenti. Nella commedia sexy mi divertivo molto, per esempio con Spaghetti a mezzanotte e con L’anatra all’arancia, perché in quest’ultimo potevo trasformarmi completamente, quasi travestirmi. Poi ci sono altri film come Per le antiche scale, che sono tutt’altra cosa: i costumi, il trucco di Piero Tosi, la regia di Mauro Bolognini, e la presenza di grandi artisti come Marcello Mastroianni. Per me, all’epoca, era davvero un sogno. Non ero mai stata scelta dai grandi registi più "intellettuali" di quel periodo, quelli considerati più prestigiosi. Quando Bolognini mi offrì quel ruolo, fui felicissima. E poi c’è questo ruolo di oggi, che mi riempie di gioia, e con cui ho anche vinto il premio come migliore attrice al Bif&st.

A proposito di riconoscimenti, qualche tempo fa Lino Banfi aveva dichiarato di non aver ricevuto tanti premi nella sua carriera. Anche a lei è capitato lo stesso. Si è sentita sottovalutata dal cinema?

Certo, è evidente. Per esempio, per L’anatra all’arancia secondo me lo meritavo un riconoscimento, però come potevo competere con una grande come Monica Vitti? Era ovvio, non era possibile. Va bene così, meglio tardi che mai.

Lei vive a Roma da un po’ di anni. Ci vive bene? C’è qualche consiglio che darebbe al sindaco Gualtieri?

Roma è casa mia, non la lascerei mai. Per me Roma è la città più bella del mondo. Anche quando viaggio e mi mostrano monumenti famosi, penso: sì, va bene… ma noi abbiamo tutto qui. Ci fanno vedere grandi castelli, ma noi abbiamo già tutto concentrato in una sola città. Certo, ci sono anche i problemi: le strade, le buche nei marciapiedi, le buche nell’asfalto. E poi alcune scelte che faccio fatica a capire. Per esempio, ieri ero in taxi e ho visto una strada divisa a metà per fare spazio alle biciclette. Capisco l’idea, ma in certi momenti passano pochissime bici, mentre quella stessa strada è molto trafficata dalle auto. Sono cose che, sinceramente, non riesco a comprendere.

C’è un ruolo che sogna di interpretare?

Nell’ultimo film ho fatto un po’ di tutto, e per il futuro cerco proprio questo tipo di ruoli. Mi piacerebbe, per esempio, interpretare anche una cattiva. Però sembra che non riescano a vedermi in quel modo.

Per molti prima era Barbara Bouchet, adesso in molti la conoscono invece come madre di Alessandro Borghese. Che effetto le fa? L’ha vista l’imitazione di Max Giusti?

No, non l’ho mai visto, però quando iniziano a fare queste cose significa che sei arrivato. Adesso sono la mamma di Alessandro, e ne sono fiera. Vuol dire che qualcosa di buono l’ho fatto. Certo, molto lo ha fatto lui da solo: io c’entro poco, davvero poco. Ha costruito il suo percorso con le sue forze, e proprio per questo sono una mamma orgogliosa.

In tv cosa guarda?

Le fiction turche. E quando non ci sono, passo poi a guardare documentari sugli animali e sulla natura, soprattutto quelli che mostrano viaggi in luoghi dove non potrei mai andare: in questo modo è come se li vedessi anch’io.


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