Finale: Allegro, Barbara Bouchet confessa: "Aspettavo da dieci anni un ruolo come questo"
Alla proiezione speciale dedicata alla stampa, l'attrice italo-francese ha condiviso la propria esperienza sul set e ciò che l'ha colpita nel realizzare il film

Dal 9 aprile Barbara Bouchet è al cinema con Finale: Allegro, film di Emanuela Piovano liberamente tratto dal romanzo L’età ridicola di Margherita Giacobino. Nel cast anche Anna Bonasso, Luigi Diberti, Nutsa Khubulava e Luca Chikovani. Abbiamo assistito lo scorso 15 aprile a una proiezione speciale con regista e cast in sala, che ci hanno raccontato com’è stata l’esperienza di girare un film del genere. Tra qualche aneddoto e diverse risate, ha brillato Barbara Bouchet, che ha rivelato come aspettasse da anni un ruolo di questo tipo.
Barbara Bouchet su Finale: Allegro: "Aspettavo da dieci anni un ruolo come questo"
La genesi di Finale: Allegro, ci ha raccontato la regista Emanuela Piovano, presente in sala assieme al cast per una proiezione speciale dedicata alla stampa, parte da lontano. Dall’amicizia con la scrittrice Margherita Giacobino nasce l’iniziativa di trasporre il romanzo L’età ridicola in un film. A colpire la regista sono i temi portanti del libro, ovvero la discussione sul fine vita e sul suicidio assistito, un argomento estremamente attuale e dibattuto, ma anche la vecchiaia e ciò che essa comporta. Situazioni che la stessa Piovano ricorda di aver vissuto in prima persona con la madre.
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Entra nel canale WhatsAppBarbara Bouchet a sua volta rammenta di come abbia conosciuto Emanuela Piovano al Festival del Cinema di Torino. Quest’ultima le ha proposto la sceneggiatura, che l’attrice ha immediatamente sentito sua. "Aspettavo un ruolo così da dieci anni", ha raccontato ai presenti in sala. "Sono dieci anni che accetto dei ruoli piccolissimi, sempre donne della mia età, perchè avevo un obiettivo: devo fare un film rappresentando le donne della mia età", ha continuato. Non manca lo spazio per le battute: "La mia agente non voleva che io lo facessi. Adesso si starà mangiando le mani", ha rivelato.
Un personaggio dedicato della sorella
Nel copione originale, racconta Barbara Bouchet, il suo personaggio non aveva un nome. Era semplicemente chiamato "La vecchia". Di concerto con Emanuela Piovano, ha deciso di darle nome Karina in onore della sorella. "È una donna autonoma, di grande fascino, una donna forte, che non si fa mettere i piedi in testa… un po’ come me", ha aggiunto ridendo. "Un po’ mi sono rispecchiata in lei", ha concluso.
Sul set, l’atmosfera era quella che si respira in una grande famiglia, come ricordato da Nutsa Khubulava, il volto di Sulico, la colf di origini georgiane di Karina. "La mia professoressa in accademia a Mosca mi diceva che se vuoi essere una grande attrice, devi innanzitutto essere una grande persona nella vita, devi essere bella dentro. Ed è una cosa che ho capito anche grazie a Barbara. Come attrice lei può fare tutto, e lo capisci perchè la sua bellezza più grande è quella che ha dentro", ha raccontato, commossa.
