Backrooms, l'horror di Kane Parsons lascia il web per inquietare i cinema. Recensione
Chiwetel Ejiofor e Renate Reinsve danno vita a una delle creepypasta più famose di internet, in un horror ansiogeno che funziona

A24 ormai produce film di ogni genere, ma le sue radici affondano in profondità nell’horror. Anzi nell’Elevated Horror, ossia quelle pellicole sì spaventose, ma che al contempo vogliono essere artistiche, sconvolgenti e profondamente psicologiche. Non è strano, quindi, che lo studio si sia interessato a uno dei fenomeni più famosi e interessanti del recente passato di internet, le Backrooms.
Luci fluorescenti, pareti giallastre, moquette, nessuna presenza umana. Nata come creepypasta su 4chan nel 2019, la storia delle Backrooms si poggia su concetti come quello dello spazio liminale, ovvero un luogo di passaggio che ricorda fortemente un posto reale, ma che diventa perturbante quando viene privato della propria funzione e della presenza umana. L’idea di fondo è che, se si dovesse "uscire dalla realtà" nel modo sbagliato, "clippando" attraverso un muro (concetto mutuato dal mondo dei videogiochi), si finirebbe in un labirinto di stanze deserte, illuminate da un neon ronzante e in cui la sensazione sempre crescente è quella di non essere realmente da soli. Kane Parsons, noto su YouTube come Kane Pixels, nel 2020 ha reso le Backrooms famose grazie a una serie di video girati in stile Found Footage e oggi, 27 maggio, arriva al cinema con un film omonimo con Chiwetel Ejiofor e Renate Reinsve come protagonisti.
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Entra nel canale WhatsAppBackrooms – La recensione del film
Non sempre tradurre al cinema un fenomeno reso famoso dal web è stata una mossa riuscita e vincente, basti pensare a Five Nights at Freddy’s per avere un’idea chiara. Quando, però, dietro alla macchina da presa c’è la stessa mente che ha contribuito a far spopolare le Backrooms, il risultato non può che essere come minimo coerente con il concetto originale. Kane Parsons, poco più che ventenne, è il regista più giovane dello studio ed è chiaro come abbia spinto per riproporre al pubblico del grande schermo quella stessa esperienza vissuta di suoi viewers su YouTube. Il film è infatti girato mescolando tecnica tradizionale a quella del found footage, giustificando l’uso di telecamere analogiche mediante il setting temporale della pellicola, ossia il 1990 (anno in cui si ambientano anche i video originali). Le sequenze in cui Clark riprende l’interno delle Backrooms dal suo punto di vista, e in cui si sente solo il suo respiro affannato, qualche rumore di passi in lontananza e nulla più, creano un interessantissimo senso di ansia e inquietudine.
A farla da padrone sono ovviamente le Backrooms stesse, ricreate attraverso un gigantesco set da quasi 3.000 metri quadri. Piccolo dietro le quinte: Renate Reinsve ha ammesso di aver quasi pensato di impazzire in mezzo a quei corridoi. Ed è proprio qui che risiede la forza di Backrooms: più i protagonisti si addentrano in profondità, più la loro psiche comincia a vacillare. L’esperienza è resa ancora più ansiogena dalla colonna sonora, un mix di brani originali composti di Parsons stesso e di pezzi di musica liminale. Parsons ha anche sparso numerosi easter egg e rimandi ai video originali nell’arco del film per strizzare l’occhio ai fan storici.
Di cosa parla la trama di Backrooms?
Clark (Ejiofor) è il proprietario di un negozio di mobili a tema piratesco e che fatica a sbarcare il lunario. Sommerso di debiti, è costretto a vivere all’interno del suo stesso store per la separazione dalla compagna Barbara, che gli ha portato via anche la casa. Per trovare conforto e una soluzione ai suoi problemi, tra cui l’alcolismo, Clark è in terapia dalla psicologa Mary Kline (Reinsve). In negozio da Clark si stanno verificando da tempo alcuni fenomeni strani, tra cui il flickering delle luci e la comparsa di interruttori apparentemente non collegati a niente.
Una sera, proprio a causa dell’improvvisa accensione casuale di tutti i neon del negozio, Clark scende nel seminterrato per cercare di risolvere il problema sul quadro elettrico, notando una stranissima linea di luce verticale in corrispondenza di un muro. Indagando ulteriormente, scopre di poterci passare attraverso, finendo in una stanza dai muri gialli, ripiena di mobili disposti in maniera casuale e completamente deserta. O, per lo meno, deserta in apparenza.
Un’ottima premessa con un finale un po’ forzato
Forse il punto meno forte di tutto Backrooms risiede nel suo finale, una conclusione che cerca di dare una spiegazione "logica" a quanto fatto vedere. Ma che in realtà finisce per confondere ulteriormente e di risultare al contempo troppo didascalica. Nei video originali di Parsons era tutto lasciato un po’ più "all’interpretazione" dello spettatore e forse per questo funzionavano di più. Nulla da eccepire sulle perfomance di Chiwetel Ejiofor e Renate Reinsve, entrambi perfettamente credibili nella parte. Il primo, in particolare, riesce con grande efficacia a far trasparire la progressiva discesa nella follia e nella paranoia del suo personaggio, un uomo già in difficoltà che paga il dazio psicologico di una permanenza prolungata nelle Backrooms.
Dal punto di vista degli effetti speciali non c’è molto da dire, dato che praticamente tutto è riprodotto con effetti pratici. E proprio in questo aspetto risiede un altro punto di forza del film. Grazie anche all’uso della camera a mano, con ripresa dal punto di vista di Clark, la sensazione è quella di essere nelle Backrooms assieme a lui, di respirarne l’aria stantia e sentire il ronzio dei neon. I giochi di luci e ombre accentuano la sensazione di ansia, portando lo spettatore a non stare mai del tutto rilassato sulla sedia.
Backrooms è la dimostrazione che A24 è sempre un’ottima garanzia quando si parla di horror. La creazione di Kane Parsons mantiene la promessa e ripaga le alte aspettative, per quanto sia penalizzata da un finale un po’ troppo didascalico. La tensione è mantenuta molto bene lungo tutto l’arco di durata del film, che non risulta troppo eccessivo. Ottime le performance di Chiwetel Ejiofor e Renate Reinsve. Insomma, non perdete l’occasione e avventuratevi anche voi nelle misteriose Backrooms.
VOTO: 8/10
