Backrooms, la spiegazione del finale per uscire indenni dal labirinto della mente
L'horror di Kane Parsons, che sta sbancando al botteghino, si chiude con più domande che risposte, e noi vi veniamo in soccorso con qualche indizio in più

A differenza di Slender Man, Backrooms di Kane Parsons (la stessa mente che aveva reso celebre la creepypasta con una serie di video YouTube) ha dimostrato che da un fenomeno del web è possibile trarre un film di successo. L’horror con protagonisti Chiwetel Ejiofor e Renate Reinsve sta infatti sbancando al botteghino, a fronte di "soli" 10 milioni di dollari di budget. Ciò che però non sta facendo dormire la notte i fan non è solo l’inquietudine data dalle Backrooms stesse, quanto la moltitudine di domande lasciate dal finale del film e che necessitano, forse, di qualche spiegazione in più.
Come finisce Backrooms – La spiegazione del finale del film
Backrooms racconta di come Clark (Ejiofor), gestore di un negozio di mobili con problemi di alcolismo e un brutto divorzio alle spalle, trova nel seminterrato dello store un "passaggio dimensionale". Più esplora questa altra realtà, simile e al tempo stesso diversa dalla nostra, la sua psiche comincia a vacillare. Nella storia saranno coinvolti non solo una sua dipendente e il suo fidanzato, ma anche la sua terapeuta Mary (Reinsve).
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Entra nel canale WhatsAppQuando Clark sparisce definitivamente, inghiottito dalle Backrooms, Emily si addentra a sua volta nel misterioso labirinto per tentare di salvarlo, inconsapevole del pericolo in cui si sta gettando. Perchè quello non è solo un interminabile dedalo di corridoi, ma una realtà che "imita" la nostra riproducendo persone, luoghi e persino esperienze emotive provenienti dal mondo reale. Il problema è che ciò che viene generato è una copia distorta dell’originale come, per usare la stessa metafora impiegata nel film, un disegno di un cane fatto da qualcuno è solo stato descritto ma senza averne mai visto uno davvero.
Il diavolo sta nei dettagli: la verità sulle Backrooms e sull’eventuale sequel del film
Mary si rende ben presto conto che Clark è impazzito e che la sua mente, già instabile, è stata definitivamente spezzata da quel luogo. Tra i corridoi, inoltre, si aggira una sua versione mostruosa, chiama Captain Clark, che finisce per ucciderlo. La creatura sembra incarnare gli aspetti più oscuri della personalità di Clark: il senso di colpa, l’autodisprezzo, la rabbia e l’incapacità di accettare i propri fallimenti. Il montaggio finale, che mostra versioni alterate di luoghi già comparsi nel film, suggerisce come questo luogo non catturi semplicemente le persone, ma ne cambi radicalmente parti della loro identità, assorbendole.
Mary scampa alle sue grinfie per miracolo, trovandosi soccorsa dagli uomini della Async. Interrogata dall’impiegato Phil, scopre che a causare la "nascita" delle Backrooms è stata proprio l’azienda, che prima si occupava di costruzione di macchinari per la risonanza magnetica. L’Async da allora ha speso ingenti risorse per perlustrare e analizzare le Backrooms e lo stesso Phil chiede a Mary di raccontargli la sua esperienza. La donna è riluttante, perchè si rende conto di essere materialmente riuscita sfuggire da una morte orribile, ma che il suo ritorno nel mondo reale è tutt’altro che garantito. L’azienda, infatti, non vuole far trapelare la notizia e lei ormai sa troppo. Nell’ultima scena vediamo una versione distorta di Mary, sintomo che le Backrooms hanno iniziato a "ricordare" anche lei. Non si sa ancora nulla su un eventuale sequel, ma difficilmente potrà prescindere da una figura come quella di Mary.
