Val Kilmer è morto ma non al cinema: l'atteso ritorno grazie all'intelligenza artificiale nel trailer sconvolgente

L'attore era stato scelto per il cast del film As Deep as the Grave ma è poi morto: grazie all'IA, l'attore è ora presente nella pellicola

Al CinemaCon di Las Vegas è stato presentato il trailer di As Deep as the Grave e sta già facendo discutere. Il motivo? Il ritorno di Val Kilmer. L’attore di Top Gun e Batman Forever è infatti morto nell’aprile del 2025 dopo una lunga battaglia contro un tumore, eppure appare regolarmente nel film in cui era stato scritturato prima della scomparsa. E no, non si tratta di riprese fatte prima della morte ma di immagini generate dall’intelligenza artificiale.

Val Kilmer torna in vita nel trailer del film As Deep as the Grave

Il lungometraggio, diretto da Coerte Voorhees, racconta la storia vera di Ann e Earl Morris (interpretati da Abigail Lawrie e Tom Felton), due archeologi che negli anni ’20 scoprirono i resti dell’antica civiltà Pueblo. Val Kilmer era stato scelto per il ruolo di Padre Fintan, un prete nativo americano, già cinque anni fa. Purtroppo, le sue condizioni di salute non gli permisero di girare le scene prima della morte. Nel trailer lo vediamo proprio nei panni del sacerdote mentre pronuncia una frase che mette i brividi: "Non temete i morti e non temete me".

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Nonostante le polemiche che spesso accompagnano queste operazioni, la produzione ha lavorato a stretto contatto con la figlia dell’attore, Mercedes Kilmer. Lei ha difeso la scelta, spiegando che suo padre è sempre stato affascinato dalle nuove tecnologie e le vedeva come un modo per superare i limiti della narrazione tradizionale. Per la famiglia, questo film è un modo per onorare un progetto che Val amava profondamente.

L’uso dell’IA al cinema tra polemiche e preoccupazioni

L’uso dell’IA a Hollywood resta però un terreno minato. Mentre la tecnologia permette di "completare" performance rimaste in sospeso, molti nel settore – a partire dal sindacato degli attori SAG-AFTRA – sono preoccupati per i rischi legati alla protezione dell’immagine degli artisti dopo la loro morte. Il caso di Kilmer arriva in un momento caldissimo, seguendo le recenti critiche nate per altri "attori digitali" creati interamente al computer.


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