Luca Guadagnino scaricato da Amazon, il caso di Artificial ci ricorda un altro mistero italiano: i film scomodi che fine fanno? Ecco il rischio più grande
Artificial, il biopic su Sam Altman, fatica a trovare una distribuzione. Un destino che ricorda Loro di Paolo Sorrentino, il biopic su Berlusconi sparito in Italia tra accuse di censura e diritti mai sfruttati

Sulla carta Artificial aveva tutto per diventare il film del 2027: Luca Guadagnino alla regia, una storia ispirata al terremoto che ha coinvolto Sam Altman e OpenAI e uno dei temi più discussi degli ultimi anni, l’intelligenza artificiale. Eppure il biopic sta facendo notizia per tutt’altro, visto che si è improvvisamente trasformato in uno dei casi più insoliti del cinema recente.
Secondo quanto emerso nelle ultime settimane, dopo l’uscita di scena di Amazon MGM anche altri potenziali distributori avrebbero deciso di non acquisire il progetto. Una situazione sorprendente per uno dei registi italiani più apprezzati a Hollywood, che dopo i successi del 2024 Challengers e Queer e la fredda accoglienza di After the Hunt (2025) punta forte su questo film per rilanciarsi.
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Entra nel canale WhatsAppArtificial e il rischio di diventare un film fantasma
Artificial è ispirato alla clamorosa crisi che nel 2023 ha coinvolto OpenAI e il suo amministratore delegato Sam Altman, licenziato e poi reintegrato nel giro di pochi giorni. A interpretarlo è Andrew Garfield, affiancato da Ike Barinholtz nei panni di Elon Musk. Amazon MGM avrebbe dovuto inizialmente distribuire il film, salvo poi cambiare idea senza fornire una spiegazione ufficiale. È giusto ricordare, però, che pochi mesi fa Amazon ha firmato un accordo da 50 miliardi di dollari proprio con OpenAI, e che da quanto emerge dalle prime proiezioni private emergerebbe un ritratto particolarmente negativo dei protagonisti: Altman sarebbe rappresentato come un mitomane compulsivo, mentre Musk come un personaggio a dir poco sgradevole.
Dopo il passo indietro di Amazon MGM, diversi operatori del settore hanno avuto la possibilità di visionare la pellicola – ancora in fase di post-produzione – tra cui Netflix, Focus Features, Warner Bros Clockwork e A24, ma avrebbero deciso di non procedere con l’acquisizione. Colpisce, in particolare, il "no grazie" di A24, dal momento che tra i suoi investitori c’è la Thrive Capital di Josh Kushner il quale è anche uno dei più importanti finanziatori di OpenAI.
La ricerca di una nuova distribuzione sarebbe ancora aperta: non è da escludere che la situazione sia meno problematica di quanto appaia al momento e che il film sia semplicemente in attesa dell’accordo giusto, ma per ora si tratta soltanto di ipotesi prive di conferme. Al momento resterebbero interessate Mubi (che di Guadagnino ha già distribuito Queer) e, secondo alcune ricostruzioni, anche Neon.
Il precedente illustre: la "censura" di Loro
Per certi versi, la vicenda di Artificial ricorda quanto accaduto a Loro di Paolo Sorrentino. Il film sulla vita di Silvio Berlusconi esce regolarmente nelle sale nel 2018, ma negli anni successivi diventa praticamente introvabile in Italia. Quando Paolo Sorrentino inizia a lavorare al film, nell’estate del 2017, il già ottantenne Silvio Berlusconi appare ormai avviato verso il tramonto della propria parabola politica. Il progetto, insomma, nasce in un momento storico in cui il Cavaliere sembra appartenere più al racconto di un’epoca appena conclusa che all’attualità politica.
Nel giro di pochi mesi, però, lo scenario cambia drasticamente perchè le elezioni del 2018 restituiscono a Berlusconi una centralità inattesa. È difficile sapere se Sorrentino immaginasse un simile cambio di prospettiva, fatto sta che Loro finisce per raccontare un protagonista che, proprio mentre il film arriva nelle sale, torna improvvisamente a occupare il centro della scena pubblica.
Come Loro è diventato invisibile in Italia
Parallelamente, anche la distribuzione di Loro segue un percorso anomalo. I precedenti lavori internazionali del regista, da La grande bellezza a Youth – La giovinezza, erano passati da Medusa Film, società controllata da Mediaset. Loro, invece, esce con Universal Pictures e senza alcun coinvolgimento del gruppo fondato da Berlusconi. Soltanto in un secondo momento Mediaset ne acquisisce i diritti: da allora, il film compare soltanto per un breve periodo nel catalogo on demand di Mediaset Infinity e viene trasmesso una sola volta, nel 2019, in piena notte sul canale a pagamento Premium Cinema Emotion. Nel frattempo, però, continua a circolare regolarmente all’estero. È questo, probabilmente, l’aspetto che alimenta ancora oggi le accuse di censura: Loro non viene ritirato, vietato o sequestrato, ma di fatto scompare dai radar del pubblico italiano.
Lo stesso Paolo Sorrentino, negli ultimi anni, ha parlato più o meno apertamente di censura. Nel 2025, ospite del podcast BSMT di Gianluca Gazzoli, ha commentato la vicenda con parole molto nette: «Il film non è disponibile perché chi ne detiene i diritti non lo manda in onda». Una frase che riassume perfettamente il paradosso di Loro: non un’opera proibita, ma un film che in Italia non si può più vedere.
Da Sorrentino a Guadagnino, quando è il mercato a decidere
Sia chiaro, le vicende di Artificial e Loro sono diverse e sarebbe sbagliato sovrapporle. Nel caso del film di Sorrentino si parla di un’opera già uscita e poi diventata irreperibile; nel caso di Guadagnino, invece, la questione riguarda ancora la distribuzione.
Esiste però un elemento che accomuna i due casi. Nell’epoca dello streaming e dell’accesso immediato a migliaia di titoli, si tende a pensare che ogni film prima o poi sia recuperabile da qualche parte: se non al cinema, al massimo su qualche piattaforma dopo qualche mese (a volte anche settimane). In realtà basta una scelta industriale – per non dire politica – perché un’opera diventi improvvisamente invisibile.
