Arisa incanta il Teatro del Silenzio di Andrea Bocelli poi il racconto inaspettato: "Sono scappata più volte". La verità mai raccontata

Dal palco del Teatro del Silenzio di Lajatico alle confessioni private di un'artista che ce l'ha fatta ma rimane sempre ancorata ai suoi valori. Le parole di Arisa sulla sua infanzia

Martina Dessì

Martina Dessì

Music Specialist

Ascolto, scrivo, a volte recensisco, smonto classifiche: la musica è il mio primo amore.

Ancora lei, Arisa. L’artista di Pignola è salita sul palco del Teatro del Silenzio di Lajatico come ospite speciale di Andrea Bocelli, e solo dopo l’esibizione ha condiviso su Instagram un lungo racconto della sua infanzia che ha commosso tutti. Prima la scena, poi la confessione: un doppio momento che ci mostra ancora una volta un’artista che passa dal palco più prestigioso della musica italiana alle proprie fragilità più intime, senza più paura di sembrare inadeguata.

Il Teatro del Silenzio e la festa per Romanza

Il Teatro del Silenzio è l’anfiteatro naturale voluto da Andrea Bocelli sulle colline di Lajatico, un luogo che vive di quiete per quasi tutto l’anno e si riempie di musica solo in poche sere d’estate. L’edizione 2026 celebra i trent’anni di Romanza, l’album che nel 1996 ha lanciato il tenore toscano nel mondo, con serate sold out e pubblico arrivato da ogni angolo del pianeta. Sul palco, accanto a Bocelli, si è esibito anche il coro ABF Voices Of, formato da circa duecento ragazzi provenienti da contesti fragili sostenuti dalla Fondazione.

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Arisa e il messaggio contro il bullismo

Come sempre, Arisa non è stata una semplice guest star: ha cantato Canta ancora, brano scritto per il film Il ragazzo dai pantaloni rosa, ispirato alla storia vera di un giovane vittima di cyberbullismo.

Dal palco ha lanciato un messaggio diretto contro il bullismo, invitando chi si sente ferito o preso in giro a non spegnere la propria voce. Un impegno non nuovo per lei, che in più occasioni ha raccontato di aver subìto bullismo da adolescente e di aver trasformato quella sofferenza in una forza.

Il post arrivato a esibizione conclusa

Solo dopo essere scesa dal palco, Arisa ha pubblicato su Instagram un testo che ripercorre gli anni dell’infanzia a Pignola, tra una strada polverosa di paese, l’amore dei genitori e anche qualche schiaffo. Racconta di fughe da casa, del desiderio di "volare senza guinzaglio" e di genitori che la riportavano giù promettendole libertà futura, ma solo dopo aver imparato a volare bene. Il racconto si fa più intenso nel momento della partenza per un lungo viaggio: la madre che osserva da dietro le tende, il padre che piange dietro un pilastro di casa, uno shock per la cantante, che non pensava suo padre potesse amarla fino a quel punto.

Ma Arisa aveva già parlato a Belve della sua infanzia complicata, raccontando genitori "inesperti" davanti a una figlia che definisce "anomala", e più di recente si è commossa a Canzonissima ammettendo di aver pensato per anni di non essere degna dell’amore dei suoi genitori.

Dal palco al racconto privato

Mettendo in fila i fatti nell’ordine corretto, il senso del gesto cambia: Arisa prima porta sul palco di Lajatico un messaggio pubblico e universale contro il bullismo, poi trasforma i social in uno spazio più intimo per raccontare le proprie origini. È come se il concerto avesse acceso in lei il bisogno di guardare indietro, di condividere con i follower non solo la vittoria di un palco così prestigioso, ma anche il percorso accidentato che l’ha portata fino lì.

Ritroviamo così la stessa Arisa che il pubblico ha imparato a conoscere negli anni: mai la diva distante, sempre l’artista che condivide le proprie ferite con parole semplici e dirette. Al Teatro del Silenzio ha cantato per gli altri contro il bullismo, sui social ha scelto di raccontare se stessa: due facce della stessa medaglia, quella di una cantante che non separa mai il palco dalla vita vera.


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