Anna inattaccabile, alza un muro generazionale e cita Sergio Mattarella: la mutazione della Vera Baddie che la porterà lontano - Recensione

Un album attesissimo, quello di Anna, con il quale comanda la giostra del pop rap italiano. Million Dollar Babe è un album solido che la porterà lontano

Martina Dessì

Martina Dessì

Music Specialist

Ascolto, scrivo, a volte recensisco, smonto classifiche: la musica è il mio primo amore.

Due anni fa era la "Vera Baddie" che sgomitava, col coltello tra i denti, per farsi spazio in un rap game patologicamente maschilista. Oggi, dall’alto di quarantaquattro dischi di platino, Anna non sgomita più: si è comprata l’intero locale. Uscito il 10 luglio 2026, Million Dollar Babe è la transizione definitiva dalla strada all’attico, un prodotto industriale lucidato a specchio che sancisce il suo dominio sul pop-rap italiano. Ma a quale prezzo?

Sotto la direzione creativa di Jacob Webster (l’uomo dietro SZA e Doja Cat), Anna adotta un’estetica Y2K massimalista che sa di dollari, lusso e Gen Z. È un album che alza un muro generazionale invalicabile: se avete più di trent’anni, questo disco non è per voi. È la lingua degli smartphone, un tripudio di "delulu", "moggando" e "loot". Non c’è più la provincia italiana; c’è il consumo passivo dei menu del Benihana. È il trionfo della de-territorializzazione: cantare di tutto per non appartenere a nessun luogo, in modo che ogni ragazzino possa incollarci sopra la propria, di periferia.

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La trappola dei due minuti

Il vero problema di Million Dollar Babe non è l’attitudine, che c’è ed è innegabile, ma l’ossessione per le metriche di Spotify. Con il fidato Miles alla produzione, Anna confeziona quattordici tracce che sembrano studiate a tavolino per massimizzare la rotazione. Brani che spesso non toccano nemmeno i due minuti. È fast-food musicale: gustoso, immediato, ma che ti lascia con la fame.

L’esempio più lampante è Cuore in off. Una bellissima e inaspettata incursione nel pop melodico alla Giorgia, un momento di vulnerabilità reale che viene letteralmente ghigliottinato a 1 minuto e 48 secondi. Ma com’è questo nuovo album? Scopriamolo insieme.

Million Dollar Babe

Il solito, stantio pezzo "vengo dal nulla e ora sono ricca", pompato su un beat che ti prende a sberle. Ma poi ti piazza il colpo di teatro: chiude il ritornello tirando in mezzo nientemeno che il Presidente della Repubblica ("l’ha detto anche Mattarella, -ella, -ella, -ella"). Con tanto di cori solenni. È un teatrino pop sfacciato e bizzarro, che la salva in corner dal solito ego-trip noioso.
Voto: 7,5

Don’t Tell Nobody

Miles e Omar Duro provano a scimmiottare la trap oscura e minimale d’oltreoceano (ciao Playboi Carti). Anna ci rappa sopra con metriche sghembe. C’è l’atmosfera, per carità, ma il pezzo è talmente scarno e ripetitivo che a una certa ti chiedi se si siano scordati di completarlo. Un po’ corto di fiato.
Voto: 6,5

White Girl Wasted

Il singolo acchiappa-radio per eccellenza. Cassa dritta, botte di EDM e palesi strizzate d’occhio al K-pop. Il testo prende per in giro le sbronze destrutturando i luoghi comuni. Liricamente rasenta il vuoto spinto, ma il ritmo in cassa dritta glielo farà piazzare fisso in top 10 FIMI. Carne da macello per i club, solida ma senza pretese.
Voto: 7,0

Sono io il pass (feat. Lazza)

Dopo 3 di cuori e BBE ci aspettavamo le fiamme. Invece qualcosa va storto. L’ossessione trap della base c’è tutta, ma Lazza si presenta al microfono palesemente sottotono, letargico, come se gli pesasse persino respirare. Anna deve farsi il mazzo per reggere su da sola il brano, ribadendo che a lei le raccomandazioni non servono ("non mi serve il pass, sono io il pass"). Spreco totale.
Voto: 6,5

Catalano

La tassa immancabile da pagare al mercato estivo. Reggaeton, stiracchiato a forza, inserito solo per strizzare l’occhio alle playlist dei chiringuitos. Zero anima, identità non pervenuta, è di gran lunga la roba peggiore di tutto il disco. Da skippare.
Voto: 5,5

Cuore in off

Ed è qui che ti arrabbi. Anna getta la maschera, fa la romantica vulnerabile su un bel pop melodico che ricorda la scuola vocale di Giorgia. Si sente che sotto c’è della carne viva, della sofferenza vera. Poi cosa succede? Il brano viene decapitato brutalmente a 1 minuto e 48 secondi. Niente seconda strofa, ti lasciano col cerino in mano a guardare un pezzo a metà. Un crimine contro la musica.
Voto: 7,0

Scontrosa (feat. G.Mineiro)

Campionare la Macarena nel 2026? Suicidio annunciato. Eppure Federico "F.T. Kings" Trinx caccia una produzione che funziona maledettamente bene. L’operazione nostalgia, mischiata al flow serrato di Anna e alle barre di G.Mineiro, toglie la polvere al campione e te lo schiaffa in testa. È una hit ignorante e irresistibile.
Voto: 7,5

Safari (feat. Astro, Tony Boy)

Alleluia, passiamo i due minuti e mezzo! Un puro esercizio di stile urban dove Anna, Astro e Tony Boy si rimpallano strofe da paura. Si parla di vestiti, status e fughe dall’ansia di periferia ("scappiamo dal retro baby, spingi l’antipanico"). Ottimi gli incastri sul beat di Miles, finalmente il rap puro si riprende il suo spazio.
Voto: 7,0

Crystal collo

Produzione electroclash Y2K di De Ceglie spinta a mille, bella da impazzire. Peccato che liricamente sia un’overdose di slang da TikTok così spinta ("non siamo delulu, siamo piene di loot") che farà venire l’orticaria a chiunque superi i vent’anni. Roba scritta apposta per il momento, ma destinata a marcire vecchissima già tra un paio d’anni.
Voto: 6,0

Hot pot (interlude)

40 secondi di interludio. Non c’è ciccia, serve solo per staccare mezza tracklist dall’altra. Invalutabile.
Voto: 5,0

U Like Me

La solita tiritera contro i detrattori e l’immancabile auto-celebrazione. Anna inserisce il pilota automatico, sciorina le sue belle metriche, ma francamente è tutta roba che ci ha già fatto sentire mille volte. Fila via, poi te ne scordi.
Voto: 6,0

Benihana

Si cita l’americana Benihana perché fa status symbol da film. Beat sospeso di Valmori e Zangheri, mood gelido e distaccato. Lo stile non le manca, ma anche qui rimaniamo incastrati in un immaginario patinato che sa di finzione di lusso. Bella l’estetica, pochissima la polpa.
Voto: 6,5

Honey

Bum. Il pezzo da novanta. Lei stessa l’ha detto che è roba seria, ed è vero: qui tocchiamo il vertice. Una house anni Novanta curata in maniera maniacale, linee di basso caldissime e un ritornello dove Anna finalmente canta per davvero, sfoderando un timbro sensuale che non le conoscevamo. Questa è la vera evoluzione, la strada che la porterà lontano.
Voto: 8,0

Veleno

La sbronza finisce e si accendono le luci. Veleno spazza via l’energia tamarra del disco per lasciarci una riflessione amara, scura e solitaria sul peso di stare in cima. Un testo insospettabilmente maturo, dilatato, che fa da epilogo a chiusura di un cerchio e ci fa sperare in un futuro molto più introspettivo.
Voto: 7,5

La distribuzione di Million Dollar Babe e il mercato live

Ma parliamo di affari, perché Million Dollar Babe è stato lanciato da Universal Music Italia come una vera e propria macchina spremi-soldi. Tre le edizioni fisiche principali, architettate per mandare ai matti i collezionisti: c’è la "Million Edition" per i feticisti dell’autografo su CD e vinile numerato, la "Dollar Edition" in vinile rosa trasparente con la cover esclusiva di Webster, e la perla vera: un’edizione limitata la cui copertina è un dipinto originale fatto nientemeno che dalla madre di Anna. Roba che unisce l’intimo familiare alla banconota. Geniale.

E per non farsi mancare niente, c’è il tour estivo. Devono mungere tutto l’hype stagionale prima di chiudersi nei palazzetti in autunno, quindi via, a macinare chilometri nelle arene e nei festival. La spediscono a sudare in giro per l’Italia così:

07 Agosto 2026: Palermo – Velodromo Paolo Borsellino
14 Agosto 2026: Olbia – Red Valley Festival
23 Agosto 2026: Monfalcone – Piazza della Repubblica
28 Agosto 2026: Catania – Villa Bellini
13 Settembre 2026: Bari – Sottosopra Fest

Una presenza capillare spaventosa per martellare folle oceaniche di ragazzini senza dar loro tregua.

L’orizzonte commerciale di una regina ruffiana

Tiriamo le somme. Million Dollar Babe è la pietra tombale su ogni dubbio: Anna comanda la giostra del pop-rap in Italia. L’alleanza con Miles è un tritacarne inarrestabile che plasma l’estetica di una generazione intera. Certo, non si può fare a meno di imprecare quando si sente che il disco a volte si genuflette a 90 gradi davanti alle logiche dello streaming, immolando lo sviluppo dei brani sull’altare della brevità algoritmica.

Ma resta il fatto che il prodotto finito è un blindato: solido, sfacciato, tecnicamente inattaccabile. Anna Pepe non ha solo imparato a memoria il manuale d’istruzioni di un mercato assurdo; se l’è riscritto da zero e ci si pulisce le scarpe. Il trono del genere è il suo. E scusate se è poco.

Voto globale dell’album: 7,00


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