Andrea Vanzo rompe il silenzio in Intimacy 2 e svela: "Matilda De Angelis la conosco da bambina, ha una voce incredibile"- Intervista
Una stanza, un pianoforte e la voglia di farsi conoscere dal mondo: Andrea Vanzo ha preso letteralmente il suo pianoforte in spalla e ha suonato Intimacy nei luoghi più assurdi. La nostra intervista

Il lockdown ha tolto molto a tanti artisti, ma per Andrea Vanzo è andata diversamente perché è stato il momento in cui ha trovato il lusso di scrivere finalmente solo per sé stesso.
Ma non è di certo l’ultimo arrivato. Ha una solida formazione al Conservatorio di Bologna e una carriera passata a comporre per gli altri tra cinema, teatro, collaborazioni importanti come quella con Matilda De Angelis per la colonna sonora di Tutto può succedere. Eppure, è stato proprio nel silenzio forzato della pandemia che ha smesso di seguire i copioni altrui per assecondare la propria voce.
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Entra nel canale WhatsAppSi è seduto al pianoforte senza una commessa da rispettare, ha iniziato a condividere quei momenti sui social e, nel giro di poco, la sua stanza si è aperta al mondo intero. Quei video sono diventati virali, trasformando un’esigenza personale in un fenomeno globale. Da quella spinta è nato Intimacy, un album autobiografico che lo ha portato a suonare dal Brasile al Kazakistan, con il pianoforte come unico passaporto.
È la prova che quando la musica è davvero onesta non ha bisogno di grandi effetti per arrivare lontano. Dopo le date sold-out di Milano, Roma e Firenze, il tour prosegue: il 19 maggio a Mestre e il 22 maggio a Torino. Ecco cosa ci ha raccontato.
Come inizia il tuo progetto musicale?
Tutto è nato nell’intimità della mia casa durante l’esplosione della pandemia. Il lockdown mi ha costretto a fermarmi e a riflettere profondamente sulla mia vita e sul mio percorso. Sebbene lavori nella musica da quando avevo 17 anni, in quel momento ho maturato il bisogno personale di esprimermi attraverso un progetto solista. Per la prima volta scrivevo per me stesso, senza dover assecondare le esigenze di un film, di uno spettacolo teatrale o di altri musicisti.
In quella condizione di isolamento, i social sono diventati l’unico ponte verso il mondo. Ho iniziato a pubblicare video in cui suonavo la mia musica e la risposta è stata immediata e sorprendente: i contenuti sono diventati virali, raggiungendo in breve tempo un pubblico vastissimo.
Il tuo album si intitola "Intimacy". Cosa rappresenta per te?
È un viaggio nel mio vissuto. In questo progetto ho condiviso emozioni e ricordi, dedicando brani a persone care; è un lavoro profondamente autobiografico. Mettermi a nudo mi ha permesso di affrontare una delle mie paure più grandi: il rapporto con il pubblico e l’atto di esporsi su un palco.
Non è insolito che un artista di formazione classica usi i social per farsi conoscere? Quanto sono stati determinanti?
Sono stati fondamentali. Certamente è uno strumento con pro e contro: il vantaggio è la possibilità di raggiungere potenzialmente chiunque nel mondo; il rischio è l’uso poco consapevole che spesso se ne fa. Nella prima fase sono stati il mio megafono, ma oggi la dimensione live è diventata il cuore del mio percorso. Viaggiare e incontrare fisicamente le persone che mi seguivano da anni attraverso uno schermo è un’esperienza insostituibile. Il video ha sempre una componente "cinematografica" che fa da filtro; il concerto, invece, è pura connessione fisica.
Hai riscontrato differenze tra il pubblico italiano e quello estero?
Suonare in Italia è come sentirsi a casa, ma sono rimasto colpito dal calore incontrato in Brasile, Messico e Spagna, dove a volte il pubblico è persino più numeroso che da noi. Anche le esperienze in Inghilterra, Grecia e Kazakistan sono state forti emotivamente. In Kazakistan, in particolare, sono tornato già tre volte e ho trovato un pubblico estremamente affezionato.
L’idea del pianoforte smontabile nasce dal desiderio di raggiungere luoghi impervi?
Sì, era un mio chiodo fisso. Volevo portare il pianoforte in luoghi "assurdi", a partire dallo Sciliar, la montagna sopra l’Alpe di Siusi dove sono cresciuti mio padre e i miei nonni. Volevo conquistare quella vetta per girare il video del brano Intimacy: l’unione tra la musica e l’immensità della natura creava qualcosa di spettacolare. Per riuscirci, abbiamo progettato un pianoforte smontabile in cinque sacche da circa 20 kg l’una. Grazie all’aiuto di mio zio e dei miei cugini, lo abbiamo portato su a spalla, montato, suonato e poi smontato. È stata un’esperienza incredibile.
La natura è dunque una tua fonte di ispirazione costante?
Assolutamente. Vivo sull’Appennino tosco-emiliano in una casa immersa nel verde. Mi basta guardare fuori dalla finestra, osservare il panorama o i cambiamenti atmosferici per trovare lo spunto per comporre.
Cosa c’è dell’Appennino e delle tue radici nella tua musica?
Più che influenze folcloristiche dirette, la mia musica attinge al linguaggio universale delle colonne sonore. Ma, il territorio mi ha "sporcato" positivamente: in passato ho lavorato come arrangiatore e coautore con artisti locali, assorbendo stilemi e modi musicali tipici di queste zone. Il mio progetto attuale è una sintesi di tutto questo: i miei studi, le esperienze passate e gli stimoli ricevuti negli anni hanno dato vita alla mia voce personale.
Hai spesso dichiarato che la melodia è il centro di tutto. Perché?
Negli ultimi decenni c’è stata una tendenza a voler "asciugare" la musica, eliminando quasi la melodia. Io ho sentito il bisogno opposto: riportarla al centro. Noto che anche il pubblico ha fame di questo apporto melodico. Definirei il mio genere come una musica diretta, semplice ed emotiva. Cerco di trasmettere l’emozione pura in ogni nota, senza troppi fronzoli.
Esiste ancora un legame tra i giovani e la musica classica?
Sì, e paradossalmente i social stanno aiutando. Vedo nascere trend su TikTok o Instagram legati a Chopin o ai grandi classici. Sono brani interiorizzati nella nostra cultura che l’algoritmo valorizza, spingendo molti giovanissimi ad approcciarsi allo studio del pianoforte. È un segnale molto positivo.
Quali sono i tuoi riferimenti musicali?
Il mio idolo assoluto è John Williams. Poi ci sono Hans Zimmer, Max Richter, Yann Tiersen e il minimalismo di Arvo Pärt. Ma mi lascio influenzare anche dal pop, sintetizzando il tutto attraverso la mia chiave di lettura.
In passato hai collaborato con Matilda De Angelis. Come è nato quel legame?
Ci conosciamo sin da bambini, poi la musica ci ha fatto rincontrare da adulti. Ho una stima immensa per lei come attrice, ma mi piace ricordare che ha iniziato come cantante: ha una voce incredibile e una grande presenza scenica. Lavorare con lei a Tutto può succedere è stato naturale e ne è uscito un ottimo brano.
Sogni di comporre una grande colonna sonora o preferisci la dimensione dell’album?
In questo momento sono molto concentrato sulla dimensione discografica, ma il sogno della colonna sonora resta vivo. Quando scrivo un brano autonomo, ho comunque bisogno di un’immagine mentale, di un "film" che mi creo da solo. Scrivere musica legata a una scena è tecnicamente diverso dal farlo per un disco, ma è una sfida che mi affascina e che non tramonterà facilmente.
Cosa consiglieresti a un giovane che inizia oggi?
Di fare tanto esercizio quotidiano e di capire esattamente cosa vuole essere. Io ci ho messo tempo a capire che la mia strada era la composizione e non solo l’esecuzione. Mi considero un compositore che suona i propri brani, non un pianista classico che porta in giro il repertorio di Rachmaninov. Lo studio in Conservatorio è fondamentale: senza la tecnica, le idee rischiano di rimanere intrappolate nella testa o espresse solo a metà.
Cosa dobbiamo aspettarci per il futuro?
Sogno l’orchestra. Sto già lavorando a versioni orchestrali dei miei brani perché amo la varietà cromatica che solo un’orchestra unita al pianoforte può dare. Quest’autunno ci sarà una sorpresa: una versione orchestrale di un brano che il pubblico già conosce bene, e forse, in futuro, nuovi brani scritti direttamente per questo organico.
Andrea Vanzo è in tour in Italia e nel mondo e, dopo le date di Milano, Roma e Firenze, sarà il 19 maggio a Mestre e il 22 maggio a Torino.
