Anaconda al cinema: il nuovo film fa davvero ridere? Jack Black e Paul Rudd in un remake geniale. Libere Recensioni

Jack Black e Paul Rudd protagonisti del divertente (a patto di seguire le sue regole) meta-remake del classico trash del 1997

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Anaconda, Libere Recensioni: risate e (poca) satira nel met-remake di Jack Black e Paul Rudd
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Ben trovati con il consueto appuntamento con Libere Recensioni, la rubrica di Libero Magazine dedicata al grande cinema in anteprima nazionale. Questa volta ci attende un viaggio pericoloso e brutale, dove solo i veri intrepidi sanno avventurarsi: la giungla amazzonica. Griff e Doug, però, un regista di matrimoni e un attore fallito, non sono esattamente due consumati esploratori. Ma i due hanno un sogno: girare il remake del loro film della giovinezza preferito: Anaconda. È con queste premesse che si apre il meta-remake del cult horror Anaconda del 1997, girato da Tom Gormican e con Jack Black e Paul Rudd nel cast, affiancati da Steve Zahn, Thandiwe Newton e Selton Mello, protagonista di questa recensione.

Anaconda – La recensione del film

Griff (Rudd) è un attore di Los Angeles che fatica a ottenere ruoli significativi, bloccato da anni tra comparsate televisive e audizioni umilianti. Il suo migliore amico Doug (Black), invece, non ha mai lasciato Buffalo, la loro città natale, dove si guadagna da vivere girando filmini di matrimoni. I due amici d’infanzia sono legati dalla comune passione per il cinema e, in particolare, per un classico dell’horror trash, Anaconda, uscito nel 1997 e con Ice Cube e Jennifer Lopez. In piena crisi di mezza età, Griff convince Doug che è arrivato il momento di realizzare il loro sogno: girare un remake di quel film così amato, sebbene i due abbiano un budget ridicolo, direttamente nella giungla amazzonica.

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Reclutata Claire (Newton), una vecchia fiamma, e Kenny (Zahn) come direttore della fotografia, lo scalcinato gruppo si dirige nella foresta amazzonica. Arrivati in Brasile, affittano una barca e si preparano a girare il remake. Quello che doveva essere un sogno, però, si trasforma presto in un incubo, quando l’improvvisata troupe si rende conto che nella zona si nasconde davvero un esemplare di gigantesca anaconda

La celebrazione parodistica di un classico del trash

Tom Gormican non è nuovo a operazioni di questo tipo. Già nel 2022 aveva girato Il talento di Mr. C, un divertentissimo meta-film sulla carriera di Nicolas Cage, straordinario e autoironico protagonista. Assieme al suo storico collaboratore Kevin Ettin, Gormican compie un’operazione simile, proponendo un film nel cui universo esiste l’originale Anaconda del 1997, celebrandolo come classico trash. Una parodia-reboot che poggia tutta la propria essenza sulla chimica e sulla sintonia tra Jack Black e Paul Rudd.

L’intuizione di Ettin e Gormican è decisamente brillante: invece del solito remake, perchè non creare un film che racconta la storia di come due "normali" individui ne vogliono girare uno a bassissimo budget? Ovviamente questo Anaconda comincia a funzionare e a dare il meglio di sé quando ci si abbandona totalmente al flusso, quando ci si lascia andare alla sua comicità demenziale e senza senso. Black è il solito mattatore, quando si tratta di operazioni di questo tipo, mentre Rudd offre un ottimo contrappunto grazie alla sua naturale verve ironica. L’inventiva e il citazionismo non mancano a questa nuova incarnazione del franchise, che trova la sua forza istintiva proprio nel non prendersi mai sul serio.

Una spolverata di critica

C’è spazio anche per una (leggerissima) vena critica in questo nuovo Anaconda. C’è un momento in cui Doug e Griff discutono di tematiche sociali per dare sostanza al loro progetto, con il primo definito come una sorta di "Jordan Peele bianco". La volontà della sceneggiatura è chiaramente quella di prendere in giro la deriva pretenziosa assunta dall’horror nell’ultimo periodo, reo di aver dimenticato la sua vera essenza. Una critica sottile e che, forse, passa un filo troppo velocemente. Avremmo gradito un po’ più di approfondimento del tema, ma avrebbe probabilmente appesantito eccessivamente la narrazione.

Poca sostanza, invece, per chi cercava, attratto dal nome e dal ricordo del prototipo, un aggiornamento all’insegna del puro terrore, supportato dai più moderni effetti speciali. Quest’ultima incarnazione di Anaconda è infatti del tutto assoggettata alle logiche del divertimento e anche i pur discreti effetti speciali seguono una verve scherzosa, con violenza cartoonesca e tensione telefonata a caratterizzare buona parte dell’ora e mezza di visione. A sostituire l’Amazzonia troviamo, come location originale, l’esotismo dell’Australia, dove la minaccia si nasconde in agguato, pronta ad attaccare incauti viaggiatori e a strappare risate a un pubblico che ha accettato di stare al gioco.

Voto: 7/10


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