Amanda Lear e Carmen Russo coppia inedita nella storia che dissacra il mondo dello spettacolo
Dietro le quinte del successo tra manipolazioni e deliri: Carlo Fenizi firma La Sobrietà, in arrivo su Prime Video dal 27 aprile.

Il prossimo 27 aprile il catalogo di Prime Video si arricchisce di una proposta cinematografica fuori dagli schemi: arriva infatti in anteprima assoluta La Sobrietà, l’ultima fatica di Carlo Fenizi (già autore di Istmo e Effetto Paradosso). Il film si presenta come un ibrido audace tra mockumentary e commedia nera, un’opera metacinematografica che conduce lo spettatore nei meandri più stravaganti e feroci del dietro le quinte del grande schermo, mettendo a nudo manie, fragilità e ipocrisie dei suoi protagonisti. Il cast è ricco, variegato e inusuale, e vede il grande ritorno di Amanda Lear e Carmen Russo.
Una sfida tra realtà e finzione
Al centro della narrazione troviamo Rodrigo (Michele Venitucci), un regista dalla fantasia iperbolica che, reduce da una cocente delusione professionale con la spietata produttrice Italia Martinelli, incrocia il cammino di Kimba (Eva Basteiro-Bertolí). Figura enigmatica e inafferrabile, Kimba è una nota actor coach e direttrice di casting che tiene in pugno un gruppo di attrici disposte a tutto pur di raggiungere il successo, seguendo un metodo d’insegnamento tanto celebre quanto manipolatorio e ridicolo. Rodrigo, affiancato dallo sceneggiatore Cornelio, decide di realizzare un documentario per smascherare le contraddizioni del "Metodo Kimba", ma più le riprese avanzano, più il confine tra chi osserva e chi è osservato si sgretola in un vortice delirante.
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Entra nel canale WhatsAppIl film vanta un cast eccezionale che mescola volti noti e grandi ritorni: spiccano l’iconica Antonia San Juan (celebre Agrado di Tutto su mia madre di Almodóvar), una sorprendente e inedita Carmen Russo e il grande ritorno al cinema italiano di Amanda Lear. Insieme a loro, una schiera di personaggi evocativi come Montevergine Brando e Mela Kongakis, che popolano scenografie vivaci e atmosfere oniriche.
Un manifesto contro la normalità
Nelle sue note di regia, Carlo Fenizi chiarisce immediatamente la natura provocatoria dell’opera, spiegando come il titolo sia in realtà un paradosso: " "La sobrietà", di sobrio, non ha nulla. È un film pazzo e sincero, esplicitamente molto personale, una dichiarazione d’intenti". Il regista racconta di aver voluto esplorare in modo iperbolico le dinamiche vissute in prima persona nel mondo del cinema, virando verso la struttura del finto documentario per far crollare il muro tra verità e finzione. Fenizi definisce il suo stile come un mix di "pugliesità e tropicalismo", un’estetica camp che rifugge il naturalismo per abbracciare l’inverosimile dichiarato. "Il mio gusto non è sobrio. Si muove verso l’universo dell’insolito e del grottesco perché è ciò che mi affascina di noi esseri umani, soprattutto quando il nostro tentativo è quello di apparire vincenti, coerenti e socialmente integrati", sottolinea l’autore.
Il regista ha recentemente ribadito il concetto cardine che muove l’intera narrazione, offrendo una chiave di lettura preziosa per il pubblico: "Il titolo del film contraddice in toto ciò che si vede. D’altra parte, noi animali sociali molto spesso parliamo e operiamo in modo diametralmente opposto alle direzioni dei nostri pensieri. C’è pugliesità e tropicalismo, più effetto che causa. Un manifesto libero e personale."
Con una struttura frammentata e una narrazione che vira improvvisamente verso il noir, La Sobrietà promette di essere un’esperienza catartica e liberatoria, una satira pungente sulla manipolazione negli ambienti artistici e sulla dicotomia, sempre più attuale, tra il falso realismo dei social e la sana, sfrenata fantasia.
Articolo di Marco Lucio Papaleo
