Alex Schwazer nei guai, accusato ancora di doping, lo sportivo commenta la notizia: "Sono innocente, ma non mi difenderò"

Dopo l'ennesima contestazione, il campione sceglie una strada inattesa: rivendica la propria innocenza ma dice di non avere più la forza di affrontare un'altra lunga battaglia.

Riccardo Greco

Riccardo Greco

Web Editor

Si avvicina all'editoria studiando all'IED come Fashion Editor. Si specializza poi in Comunicazione digitale, Giornalismo e Nuovi media presso La Sapienza, collaborando con alcune testate ed uffici stampa.

La carriera di Alex Schwazer torna ancora una volta a incrociare il tema che più di ogni altro ne ha segnato il percorso sportivo e personale. A 41 anni, quando sembrava aver ritrovato serenità e continuità agonistica dopo un lungo periodo lontano dai riflettori, il marciatore altoatesino si ritrova nuovamente al centro di una vicenda destinata a far discutere. L’Agenzia nazionale antidoping tedesca ha infatti aperto un procedimento nei suoi confronti dopo una presunta positività all’Eritropoietina, rilevata in controlli effettuati successivamente ai Campionati tedeschi di marcia su strada disputati ad aprile. Contestualmente è arrivata anche una sospensione cautelare.

La positività diSchwazer dopo il record italiano

La notizia assume un peso ancora maggiore perché arriva a poche settimane da una prestazione che aveva riportato Schwazer sotto i riflettori dell’atletica internazionale. Nella gara disputata a Kelsterbach, nei pressi di Francoforte, l’ex campione olimpico aveva infatti stabilito il nuovo record italiano sulla distanza della maratona di marcia, chiudendo i 42 chilometri e 195 metri in 3 ore, 1 minuto e 55 secondi. Un risultato straordinario, ottenuto a quarantun anni, che aveva riacceso le speranze di una possibile convocazione per i prossimi appuntamenti internazionali. Proprio quel controllo effettuato dopo la competizione è però all’origine della nuova contestazione. Secondo quanto comunicato dalla NADA tedesca, sarebbero state rilevate tracce di Epo sia nei campioni di urina sia in quelli di sangue. L’agenzia ha inoltre trasmesso la documentazione alla magistratura ordinaria, dal momento che in Germania le violazioni antidoping possono avere anche rilevanza penale.

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La reazione di Alex Schwazer

La risposta dell’atleta è arrivata nel corso di una conferenza stampa convocata a Bolzano. Schwazer ha respinto con decisione ogni accusa, ma allo stesso tempo ha annunciato di non voler intraprendere una nuova e lunga battaglia per dimostrare la propria estraneità ai fatti: "Ho ricevuto stamattina questa contestazione di positività all’eritropoietina: non ho preso nulla, sono innocente ma non mi difenderò, a 41 anni non ne ho più la forza". Parole che fotografano uno stato d’animo molto diverso rispetto a quello mostrato negli anni passati, quando aveva affrontato procedimenti, ricorsi e perizie nel tentativo di ribaltare le accuse ricevute: "Posso solo dire che non ho assunto Epo e quindi non so come è finita l’Epo in questa provetta. Sono innocente, tutte le altre cose non mi interessano".

Il doping e le accuse che riaprono vecchie ferite

Questa rappresenta la terza contestazione per doping della carriera di Schwazer. La prima risale al 2012, quando l’atleta ammise l’uso di Epo alla vigilia delle Olimpiadi di Londra. La seconda, nel 2016, diede invece origine a una lunghissima controversia giudiziaria e sportiva, con il marciatore che ha sempre sostenuto di essere stato vittima di una manipolazione dei campioni. Negli ultimi anni Schwazer aveva provato a ricostruire la propria vita, alternando l’attività sportiva a nuovi impegni professionali e familiari. Proprio per questo, oggi, sembra prevalere la volontà di non rivivere un percorso che in passato ha assorbito energie, tempo e risorse. Resta ora da capire quale sarà l’esito del procedimento avviato in Germania e se le controanalisi confermeranno o meno la positività contestata.


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