Benedetta Porcaroli e Alessandro Gassmann portano al cinema la vera storia di Maria: una donna sola in un mondo di uomini spietati
Un film intimo e spiazzante che mostra un Gassmann come non lo si era mai visto, tra fede, dubbi e silenzi.

Chi scrive di cinema da anni lo sa: ogni volta che un film decide di avvicinarsi ai testi sacri o alle figure religiose, il rischio è doppio. Da una parte c’è la tentazione della reverenza sterile, dall’altra quella della provocazione fine a se stessa. Il vangelo secondo Maria sceglie una terza strada, molto più difficile: umanizzare le dinamiche personali senza banalizzarle.
Il film prende una figura tra le più iconiche della storia occidentale e la riporta a una dimensione terrena. È un’operazione che inevitabilmente richiama alla memoria altri tentativi celebri di raccontare la spiritualità attraverso lo sguardo umano — dal rigore austero de Il Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini alla controversa introspezione di L’ultima tentazione di Cristo di Martin Scorsese. Ma qui il punto di vista è diverso: non quello del Messia, bensì quello della madre. Ed è una scelta che cambia tutto.
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Entra nel canale WhatsAppIl Vangelo secondo Maria, la trama
Il film narra Maria come persona, non la Madonna iconografica delle pale d’altare. È una giovane donna inserita in una società rigidissima, patriarcale, in cui il destino è deciso da altri. Più nel dettaglio, la narrazione si concentra sulle conseguenze emotive di ciò che accade.
Nel complesso non è un film che vuole dimostrare qualcosa, ma che vuole far sentire qualcosa allo spettatore. La maternità diventa il centro del racconto, fatta di paura, responsabilità e purtroppo isolamento. In questo senso, Il vangelo secondo Maria dialoga idealmente con un altro film che aveva scelto di raccontare la nascita di Gesù da una prospettiva più intima, Nativity Story, ma con una sensibilità decisamente più contemporanea e meno didascalica.
Alessandro Gassmann e il peso dell’autorità maschile
Nel film, Alessandro Gassmann rappresenta una presenza decisiva. Il suo personaggio incarna la figura autorevole, il sistema, una vera e propria voce di una società che stabilisce cosa è giusto e cosa no. Non è un antagonista nel senso classico, ma ha una forza in grado di emettere una pressione costante.
Nel film Gassmann lavora per sottrazione, con uno stile che negli ultimi anni è diventato sempre meno usuale. Chi ha seguito la sua carriera sa quanto sia lontano dall’esuberanza del padre Vittorio Gassman, e qui questa distanza si nota ancora di più. Il suo sguardo severo e la postura controllata trasmettono più di qualsiasi dialogo. È un tipo di recitazione che richiama, per intensità, certi ruoli di figure istituzionali nel cinema europeo contemporaneo. Perfettamente in linea con la storia raccontata, dimostra come spesso la violenza non necessità di urla. Non c’è bisogno di alzare la voce per far capire chi detiene il potere.
Una regia che privilegia il silenzio
Per quanto riguarda le scelte registe, queste accompagnano lo stile sopracitato. Il film sceglie la via dell’essenzialità: pochi movimenti di macchina, inquadrature statiche, tanti primi piani canalizzati sui volti e i piccoli gesti. È una grammatica cinematografica che ricorda certi lavori di Carl Theodor Dreyer, in particolare La passione di Giovanna d’Arco, dove il dramma si consuma – e viene espresso – quasi interamente nello sguardo della protagonista.
Qui il silenzio pesa quanto le parole. Le pause, le attese, gli spazi vuoti costruiscono un’atmosfera di sospensione continua. È un film che richiede attenzione e va guardato quando si ha a disposizione tempo e un po’ di pazienza.
Il tema centrale: il punto di vista femminile
Ciò che rende Il vangelo secondo Maria davvero interessante è il ribaltamento dello sguardo. Per secoli la storia è stata raccontata dagli uomini, per gli uomini, attraverso categorie maschili. Qui, invece, la prospettiva è diversa. Maria non è il contorno della storia, è la storia.
Questo approccio lo avvicina a certi film contemporanei che hanno provato a riconsiderare figure femminili iconiche, come Spencer su Lady Diana o Jackie dedicato a Jacqueline Kennedy. In tutti questi casi, il punto non è ricostruire eventi storici, ma esplorare la solitudine di chi si trova intrappolato in un ruolo non scelto.
Curiosità e retroscena che aiutano a capire il progetto
Una delle sfide principali del film è stata trovare un equilibrio tra rispetto del materiale originale e libertà narrativa. Le scenografie e i costumi evitano l’estetica patinata tipica dei kolossal biblici, preferendo una ricostruzione più povera, quasi documentaristica. Questo approccio ricorda il lavoro di Pasolini, che per Il Vangelo secondo Matteo scelse attori non professionisti e location reali per ottenere un effetto di autenticità. L’idea di fondo è la stessa: togliere il sacro dalla dimensione monumentale e riportarlo tra le persone.
Dove vedere Il vangelo secondo Maria in streaming e in Home Video
Il film è disponibile in edizione Home Video targata CG Entertainment. È disponibile inoltre per la visione in streaming in abbonamento su Sky e NOW. Al momento, il film, non è incluso in nessuna paittaforma con abbonamento flat.
