Alessandro Borghi e il "padre" di Don Chisciotte: è al cinema Il prigioniero, ma pochi conoscono questo dettaglio sul film
La straordinaria giovinezza di Cervantes nel nuovo film di Alejandro Amenábar con Alessandro Borghi e Julio Peña, Il prigioniero

Mercoledì 10 giugno ha debuttatto nei cinema italiani, distribuito da Lucky Red, Il prigioniero, la nuova e attesissima fatica del premio Oscar Alejandro Amenábar. Il film, che ha già incantato il pubblico internazionale durante le anteprime ai festival di Toronto e Torino (dove il regista ha sfilato sul red carpet), in Spagna, ha già fatto bottino pieno, superando i 5 milioni di euro al botteghino e piazzandosi tra i titoli più visti dell’anno. Al centro della trama c’è un mix irresistibile: la giovinezza avventurosa e sconosciuta ai più di Miguel de Cervantes e un cast che unisce il talento internazionale di Julio Peña al carisma magnetico del nostro Alessandro Borghi.
Un insolito legame tra guardia e ladro nella Algeri del 1575
La storia ci porta indietro nel tempo, precisamente nel 1575. Dimenticate il vecchio scrittore che tutti abbiamo conosciuto sui libri di scuola: qui incontriamo un Miguel de Cervantes appena ventottenne, soldato della Marina spagnola ferito in battaglia e catturato dai corsari ottomani ad Algeri. In attesa di un riscatto che sembra non arrivare mai, il giovane Miguel (interpretato da Julio Peña, volto amatissimo della serie Netflix La casa di carta: Berlino) rischia una morte crudele. Per sopravvivere all’orrore della cella, il ragazzo si rifugia nell’unica arma a sua disposizione: l’arte del racconto. Le sue storie non solo tengono vivi i compagni di prigionia, ma finiscono per stregare Hasán, l’enigmatico e temuto tiranno della città, interpretato da un monumentale Alessandro Borghi. Tra il carceriere e il prigioniero nasce così un legame segreto e psicologico ad altissima tensione, mentre sullo sfondo Cervantes organizza un piano di fuga disperato e audace.
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Entra nel canale WhatsAppCome la prigionia ha dato vita al "miglior romanzo di sempre"
Tutti conosciamo Don Chisciotte della Mancia, il cavaliere idealista che combatte contro i mulini a vento, diventato il secondo libro più tradotto al mondo dopo la Bibbia e considerato da molti il romanzo più importante della storia della letteratura. Ma da dove è nata questa scintilla di genio? Amenábar ha deciso di indagare proprio i cinque anni di prigionia reale vissuti da Cervantes. Il regista ha spiegato che il film nasce da una domanda molto personale: cosa spinge un uomo a reinventare il mondo reale attraverso la finzione nei momenti più bui? Mescolando i fatti storici documentati con la libertà della finzione cinematografica, la pellicola colma i vuoti di quegli anni ad Algeri, suggerendo che le avventure di Don Chisciotte siano nate proprio per evadere mentalmente da quelle quattro mura. Quando ha iniziato a scrivere la sceneggiatura, Amenábar ha confessato che i personaggi hanno quasi preso vita da soli, guidandolo in quello che definisce un vero e proprio tributo al legame sacro tra autore e pubblico.
Una grandiosa co-produzione europea
Per mettere in piedi un’opera di questa portata, visivamente spettacolare e ricca di ricostruzioni storiche, è stato necessario un grande sforzo produttivo che vede l’Italia in prima linea. Il prigioniero è infatti il frutto della collaborazione tra Mod Producciones, Himenó Ptero, Misent Produzioni e l’italiana Propaganda Italia, con il supporto di giganti come Netflix, RTVE e Rai Cinema. Oltre alla coppia di protagonisti Peña-Borghi, il film vanta un cast ricchissimo di volti del cinema spagnolo, tra cui spiccano Miguel Rellán, Fernando Tejero e la giovanissima esordiente Luna Berroa. Inoltre, lo stesso Alejandro Amenábar ha curato personalmente la colonna sonora originale del film, cucendo la musica su misura per ogni scena, con l’obiettivo di trascinare gli spettatori dentro quel misterioso e affascinante gorgo narrativo che ha cambiato per sempre la storia della letteratura mondiale.
