Il prigioniero al cinema, Alessandro Borghi riscrive le priorità: "La felicità non passa più dal lavoro, ma dall’amore"

L’attore presenta Il prigioniero di Alejandro Amenábar e riflette su carriera, cinema, paternità e su ciò che oggi lo rende davvero felice.

Virginia Destefano

Virginia Destefano

Social Media Manager & Copywriter

Una passione smisurata per le serie TV. Laurea in Cinema, Televisione e New Media, videomaking e scrittura sono il mio passatempo preferito.

Il prigioniero: un esotico Alessandro Borghi nel trailer del film su Miguel De Cervantes
AnsaFoto

Alessandro Borghi è uno degli attori italiani più apprezzati della sua generazione, ma oggi guarda al successo con occhi diversi. Dopo anni trascorsi a inseguire il sogno della recitazione, l’interprete di Supersex racconta di aver cambiato prospettiva, trovando la felicità lontano dai riflettori. In occasione dell’uscita de Il prigioniero, il nuovo film del regista premio Oscar Alejandro Amenábar nelle sale dal 10 giugno, Borghi ha parlato del suo rapporto con il mestiere, delle difficoltà del cinema contemporaneo e di come la famiglia abbia trasformato il suo modo di vedere la vita.

Alessandro Borghi: «Il lavoro non mi rende più felice come un tempo»

Nonostante una carriera costellata di successi, Alessandro Borghi ammette di vivere oggi il suo lavoro con sentimenti diversi rispetto al passato. Negli ultimi anni l’attore ha collezionato importanti riconoscimenti, da Le otto montagne premiato a Cannes fino ai recenti progetti cinematografici che lo hanno riportato nei festival più prestigiosi. Eppure qualcosa è cambiato. «Per vent’anni ho sognato di fare questo mestiere ogni giorno», ha raccontato l’attore a Vanity Fair, spiegando come il lavoro non rappresenti più la principale fonte della sua felicità. Borghi confessa di tollerare sempre meno alcuni aspetti del set, dalla confusione alla mancanza di rispetto, e guarda con preoccupazione alle difficoltà che il cinema sta attraversando.

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Tra le questioni che lo amareggiano c’è anche il rapporto tra qualità delle opere e distribuzione. Secondo l’attore, non sempre i film riescono a raggiungere il pubblico che meritano, un problema che continua a interrogare l’intero settore. "Vedo sempre meno persone felici che vanno al cinema", osserva, sottolineando quanto questa situazione lo rattristi sia come professionista sia come spettatore.

Il prigioniero e la nuova vita da padre: l’amore al centro di tutto

Se il lavoro non occupa più il primo posto nella scala delle priorità, a riempire quel vuoto sono arrivati gli affetti. Borghi racconta di trovare la serenità nelle cose semplici: una passeggiata con il figlio, il tempo trascorso con la compagna Irene o una serata con gli amici più cari. La paternità, in particolare, ha avuto un impatto profondo sulla sua vita. L’attore spiega che il figlio è diventato una sorta di bussola emotiva capace di ridimensionare qualsiasi problema. «Quando torno a casa tutto svanisce», racconta, evidenziando come la famiglia sia oggi il suo vero punto di riferimento.

Da questa nuova consapevolezza nasce anche una riflessione che sintetizza perfettamente il momento che sta vivendo: "Non credo che il lavoro nobiliti l’uomo, credo piuttosto che l’uomo venga nobilitato dall’amore". Intanto Borghi torna al cinema con Il prigioniero, kolossal storico diretto da Alejandro Amenábar. Nel film interpreta Hasán Bajá, governatore di Algeri che incrocia il destino del giovane Miguel de Cervantes, futuro autore del Don Chisciotte. L’attore ha raccontato di aver accettato il progetto soprattutto per la possibilità di lavorare con il regista spagnolo, di cui si dichiara grande estimatore. A convincerlo sono stati anche la scoperta di una pagina poco conosciuta della vita di Cervantes, la sfida di recitare in spagnolo e la particolare rappresentazione della società algerina del XVI secolo.


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