Alessandra Broi racconta il dolore di una madre, ma c'è speranza: "Il sogno di mio figlio era salvare più bambini possibile, di non arrendersi mai"
Dalla perdita di Niccolò Iglesias alla nascita della Fondazione Niccolò’s Light: Alessandra Broi racconta come il dolore sia diventato una missione di aiuto

Ci sono dolori che sembrano impossibili da superare. Dolori che cambiano per sempre il corso di una vita. Eppure, talvolta, proprio dalle esperienze più devastanti nasce una forza capace di trasformare la sofferenza in qualcosa di concreto, in un aiuto reale per gli altri.
È la storia di Alessandra Broi, madre di Niccolò Iglesias, scomparso a soli vent’anni dopo aver combattuto contro una rarissima forma di DIPG, uno dei tumori cerebrali pediatrici più aggressivi.
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Entra nel canale WhatsAppQuella che avrebbe potuto essere soltanto una tragedia privata è diventata invece l’inizio di un progetto che oggi porta il suo nome e continua a dare speranza a tante famiglie: Niccolò’s Light.
Chi era Niccolò Iglesias
Chi lo ha conosciuto racconta di un ragazzo fuori dal comune.
Empatico, sensibile, generoso, capace di trasmettere serenità anche nei momenti più difficili. Durante la malattia non ha mai smesso di credere nella possibilità di guarire e, soprattutto, ha continuato a pensare agli altri.
Nei lunghi mesi trascorsi negli ospedali aveva maturato un sogno preciso: dedicare la propria vita ad aiutare i bambini malati di tumore e le loro famiglie.
Un desiderio che oggi continua a vivere attraverso la Fondazione creata dalla sua famiglia.
La nascita di Niccolò’s Light
La Fondazione nasce ufficialmente il 17 novembre 2025 con un obiettivo molto chiaro: offrire sostegno concreto ai pazienti oncologici e alle loro famiglie, sia dal punto di vista economico che umano.
Non soltanto raccolta fondi, ma anche ricerca, assistenza, supporto psicologico e accesso a cure innovative.
Per Alessandra Broi rappresenta soprattutto il modo per mantenere viva la promessa fatta a suo figlio.
"La malattia ha vinto, ma non deve avere l’ultima parola. Come famiglia ci impegniamo a realizzare il desiderio di Niccolò: aiutare chi vive questa immensa sofferenza."
Un aiuto concreto per chi affronta il cancro
Dietro una diagnosi oncologica si nasconde molto più della malattia.
Ci sono famiglie costrette a lasciare il lavoro, continui viaggi verso ospedali specializzati, spese mediche, assistenza quotidiana e un enorme peso psicologico.
Per questo Niccolò’s Light sostiene concretamente le famiglie attraverso:
- contributi economici;
- sostegno alle spese mediche;
- accesso a terapie innovative;
- aiuti ai genitori che devono interrompere il lavoro;
- supporto psicologico e assistenza durante tutto il percorso di cura.
In Spagna la Fondazione è già diventata un punto di riferimento per numerosi ospedali e famiglie.
L’obiettivo è sviluppare presto progetti importanti anche in Italia.
L’intervista ad Alessandra Broi
«In ogni progetto c’è tutto Niccolò»
Niccolò aveva espresso il desiderio di dedicare la sua vita ad aiutare i bambini malati di cancro. Quanto c’è di lui oggi nella Fondazione?
«Posso dire che in ogni progetto di Niccolò’s Light c’è tutto Niccolò.
Ogni volta che devo scegliere un’iniziativa penso sempre a quello che abbiamo vissuto insieme durante la malattia.
Abbiamo iniziato acquistando macchinari sperimentali per aiutare i bambini a gestire i sintomi provocati dai tumori cerebrali, soprattutto quelli che compromettono la vista. Sono stati tra gli aspetti più duri che mio figlio abbia dovuto affrontare.
Mi è sembrato giusto partire proprio da lì.
E ogni volta che devo prendere una decisione importante sento che è lui a guidarmi.»
«Dopo un anno ho sentito che era lui a chiamarmi»
Quando ha capito che era arrivato il momento di trasformare il dolore in una Fondazione?
«Esattamente un anno dopo la morte di Niccolò.
Il primo anno è stato devastante. Mi sentivo completamente persa.
Poi ho incontrato una persona che desiderava aiutarmi e, attraverso di lei, ho ricevuto quello che ho vissuto come un messaggio di mio figlio.
Sono esperienze difficili da raccontare, ma in quel momento ho sentito chiaramente che Niccolò voleva che portassi avanti il suo sogno.
Da quel giorno tutto ha iniziato a prendere forma in maniera naturale, ancora prima che la Fondazione venisse costituita ufficialmente.»
«Le famiglie hanno bisogno di essere accompagnate»
Quali sono oggi le difficoltà che vengono ancora troppo spesso sottovalutate?
«Dopo una diagnosi così devastante ci si sente profondamente soli.
Non basta l’assistenza medica.
Servono luoghi dove le famiglie possano trovare persone che abbiano vissuto la stessa esperienza e siano in grado di accompagnarle anche dal punto di vista pratico ed emotivo.
Per questo, in Spagna, collaboreremo con l’Ospedale Niño Jesús di Madrid per creare un centro di assistenza gestito da mamme che hanno vissuto la malattia dei propri figli.
Stiamo inoltre sviluppando una scuola di formazione specifica per chi desidera aiutare le famiglie dei pazienti oncologici.
Credo che competenza ed esperienza personale debbano camminare insieme.»
«L’Italia è parte del nostro futuro»
Quali sono i progetti che desiderate sviluppare nel nostro Paese?
«Niccolò era italiano e la Fondazione è nata in Italia.
Vogliamo costruire collaborazioni con ospedali italiani e sviluppare progetti concreti.
Abbiamo già due iniziative in fase di valutazione: una dedicata alla ricerca sui tumori cerebrali insieme all’Università Cattolica di Milano e un progetto ideato da una dottoressa italiana per alleviare le sofferenze dei bambini malati di cancro.»
«Era generoso in ogni gesto»
Qual è il ricordo che racconta davvero chi era Niccolò?
«Sono tantissimi.
Uno riguarda quando aveva appena sedici anni: trovò da solo lavoro come fattorino per una pizzeria a Padova perché voleva guadagnarsi i primi soldi. Aveva una grande voglia di costruire il proprio futuro.
L’altro è il discorso che tenne davanti a tutta la sua scuola in Svizzera dopo la prima guarigione.
Raccontò come aveva affrontato la malattia con una forza incredibile e riuscì a emozionare tutti.
Sono stati due momenti nei quali mi sono sentita immensamente orgogliosa di lui.
Poi ci sono i ricordi più intimi, quelli che custodisco nel cuore: era un ragazzo pieno d’amore, sempre attento agli altri.»
«Il suo sogno era salvare più bambini possibile»
Cosa pensa che direbbe oggi vedendo tutto ciò che è stato realizzato?
«Credo sarebbe profondamente orgoglioso.
Il suo sogno era accompagnare i bambini verso medici capaci di offrire cure sperimentali e nuove possibilità di vita, anche quando la prognosi sembrava senza speranza.
È il progetto più ambizioso che portiamo avanti e continueremo a lavorare affinché sempre più famiglie possano accedere alle migliori cure disponibili.»
«Non perdete mai la speranza»
Quale messaggio vuole lasciare alle famiglie che stanno vivendo quello che avete vissuto voi?
«Vorrei dire una cosa molto semplice: non bisogna mai perdere la speranza.
Bisogna lottare fino all’ultimo, con forza e determinazione.
Niccolò diceva sempre: "Contro ogni pronostico".
È una frase che oggi continua a guidare anche me.
A chi desidera sostenere Niccolò’s Light voglio dire che ogni donazione diventa un aiuto concreto per chi soffre.
Ma significa anche contribuire a realizzare il sogno di un ragazzo straordinario al quale la vita non ha dato abbastanza tempo.
Pensare che un giorno quel sogno possa diventare realtà è il motore che mi permette di andare avanti, nonostante il dolore.»
Un’eredità che continua a illuminare
Niccolò’s Light non è soltanto una fondazione.
È il modo in cui una madre ha scelto di trasformare la perdita più grande in una promessa mantenuta. È la testimonianza che anche il dolore più profondo può generare qualcosa capace di cambiare la vita degli altri.
Ogni progetto, ogni famiglia sostenuta, ogni bambino aiutato rappresenta un pezzo del sogno di Niccolò che continua a vivere.
Perché alcune luci non si spengono mai. Continuano semplicemente a illuminare il cammino di chi ne ha più bisogno.