Alberto Angela, perché la Rai rimanda (ancora) la firma del contratto

Un accordo sempre più vicino tra risultati solidi e strategie editoriali: il futuro della divulgazione in tv passa ancora da lui.

Riccardo Greco

Riccardo Greco

Web Editor

Si avvicina all'editoria studiando all'IED come Fashion Editor. Si specializza poi in Comunicazione digitale, Giornalismo e Nuovi media presso La Sapienza, collaborando con alcune testate ed uffici stampa.

Dopo settimane di indiscrezioni, numeri e trattative più o meno sotterranee, la situazione legata al contratto di Alberto Angela con la Rai sembra finalmente avvicinarsi a un punto di svolta concreto, anche se la firma definitiva non è ancora arrivata. A fare da sfondo a tutto questo è un dato che pesa più di qualsiasi dichiarazione ufficiale: il recente 17,3% di share cinseguito da Ulisse – Il piacere della scoperta, che oggi rappresenta una vera e propria supremazia televisiva, soprattutto in un contesto in cui i consumi sono frammentati e il pubblico sempre più disperso.

La forza degli ascolti di Alberto Angela e il peso nella trattativa con la Rai

Il ritorno con una puntata di Ulisse ambientata a New York non è stato solo un successo di ascolti, ma anche una dimostrazione tangibile di quanto il format continui a funzionare. Imporsi con quella percentuale significa mantenere una presa fortissima sul pubblico, riuscendo a trasformare la cultura in un appuntamento popolare senza snaturarla. Secondo TVBlog non è un mistero che gli ascolti abbiano avuto un ruolo centrale nella trattativa. I numeri parlano chiaro e, inevitabilmente, si traducono in potere contrattuale. Angela porta valore alla Rai, e la Rai deve essere in grado di sostenerlo non solo economicamente, ma anche sul piano produttivo. Questo significa budget importanti, investimenti mirati e una libertà creativa che non può essere ridimensionata.

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Il tema, infatti, non è soltanto il compenso personale, ma soprattutto la possibilità di continuare a realizzare programmi con lo stesso livello qualitativo. Non a caso, una delle frasi più significative trapelata da Angela in merito alla vicenda contratto è stata:: "Devo poter continuare a fare televisione nel modo in cui l’ho sempre fatta, la Rai mi ha dato questa possibilità e proseguirò qui finché vorranno". Parole che, più che una semplice dichiarazione, sono sembrate una linea rossa ben precisa.

Dallo stop di marzo al rilancio internazionale del divulgatore

L’assenza dal piccolo schermo dopo l’ultimo speciale aveva alimentato qualche dubbio, anche perché quel progetto dedicato a Versailles aveva segnato un punto tecnico molto alto, una cosa mai fatta prima: un documentario interamente in piano sequenza, senza stacchi di montaggio, costruito con l’uso dei droni, capace di restituire allo spettatore la sensazione di trovarsi fisicamente dentro la reggia. Ed è proprio questa cifra stilistica che rende il lavoro di Angela difficilmente replicabile. Nel frattempo, anche il suo profilo internazionale è cresciuto. Dopo la visita a Roma con Carlo e Camilla, il suo nome ha assunto una dimensione ancora più ampia. Oggi è percepito come un vero e proprio brand culturale, riconosciuto anche fuori dai confini italiani, e strettamente associato alla Rai.

Le trattative e l’accordo di massima con la Rai

La questione con il conduttore ad ogni modo restava la scadenza del contratto, avvenuta a marzo, che aveva aperto scenari anche piuttosto concreti di un possibile addio. Si era parlato con insistenza di interessi esterni, con piattaforme pronte a inserirsi nella trattativa. Poi, a partire da metà aprile, qualcosa è cambiato. La distanza tra le parti si è progressivamente ridottasecondo TvBlog, grazie anche a una serie di colloqui che hanno contribuito a ristabilire un equilibrio. Non solo sul piano economico, ma anche su quello editoriale. Secondo quanto emerso, sarebbe stato raggiunto un accordo di massima che prevede la continuità dei progetti e, soprattutto, la possibilità di sviluppare nuovi speciali sul modello di quelli già realizzati. Un’impostazione che guarda chiaramente a produzioni ambiziose, immersive e costruite attorno a grandi ambientazioni.


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