Adriano Giannini, il dolore che non ha mai raccontato: “A 18 anni avevo già vissuto traumi”, poi svela cosa lo ha salvato e il sogno che diventa realtà

L’attore ripercorre il dolore vissuto da ragazzo, il rapporto con il padre Giancarlo e il legame con il cinema, tra memoria, famiglia e nuovi progetti.

Melania Fiata

Melania Fiata

Giornalista

Laureata in Lettere, divoratrice di libri e serie. Scrivo di spettacoli, film e TV.

Intervistato da La Repubblica, Adriano Giannini si racconta senza filtri, tra cinema, ricordi familiari e una vita segnata da esperienze che hanno lasciato il segno. L’attore parla del passato e torna agli anni in cui, ancora giovanissimo, si è trovato a fare i conti con un dolore difficile da elaborare. Da lì è arrivato anche il legame con il cinema, diventato nel tempo un mestiere e una forma di espressione. Oggi Giannini guarda avanti, tra nuovi progetti, la passione per le favole e gli animali e un sogno che potrebbe presto trasformarsi in realtà.

Adriano Giannini e il dolore per la morte del fratello: "Non ero così spensierato"

In un’intervista a La Repubblica, Adriano Giannini racconta il proprio rapporto con il cinema, la famiglia, gli animali e alcune esperienze personali che hanno segnato profondamente il suo percorso umano e professionale. Tra i ricordi più dolorosi della sua adolescenza c’è la perdita del fratello, avvenuta quando Giannini aveva soltanto diciassette anni. Un’esperienza che lo ha costretto a crescere rapidamente e che ha condizionato il ragazzo che sarebbe diventato: "A diciott’anni ero già grande. Avevo già vissuto cose importanti, traumi importanti. Avevo perso mio fratello a diciassette anni, nell’anno della maturità. Non ero così spensierato. Pochi mesi dopo ho cominciato a lavorare nel cinema come operatore".

Vuoi essere sempre aggiornato sulle ultime news su TV, personaggi e gossip? Iscriviti al nostro canale WhatsApp

Entra nel canale WhatsApp

Adriano Giannini: "Il cinema mi ha salvato"

Proprio il cinema diventa, in quella fase difficile della sua vita, un punto di riferimento fondamentale. Giannini racconta che, inizialmente, lavorava anche senza essere pagato e occupandosi della macchina da presa. Quell’esperienza, nata quasi per caso, assume per lui un significato molto più profondo: "Mi ha salvato. Sono entrato in un contesto lavorativo, all’inizio gratis, da volontario. Portavo la macchina da presa. Era anche una specie di penitenza, però tutto quello che facevo era vitale. Mia madre quell’anno doveva dirigere un film, sono entrato a lavorare lì e da quel momento sono andato avanti".

Il rapporto con papà Giancarlo Giannini

Il rapporto con il padre Giancarlo Giannini rappresenta un altro elemento importante della sua storia professionale. I due hanno condiviso alcuni set, anche se agli inizi cercavano di mantenere distinti i rispettivi ruoli. Oggi Adriano racconta di non ricevere spesso direttamente i complimenti del padre, ma di sapere che quest’ultimo parla bene di lui con altre persone: "I miei genitori non sono tipi che lo dicono tanto. Però so che mio padre lo dice agli altri. E quando gli altri me lo riferiscono mi fa ancora più piacere".

Adriano Giannini e il sogno di dirigere un film

Il futuro potrebbe inoltre portare a una nuova collaborazione familiare. Giannini sta infatti lavorando a un progetto cinematografico che vorrebbe dirigere personalmente e nel quale potrebbe essere coinvolto anche suo padre: "Magari. Sto preparando un progetto da regista e gli ho già mandato il copione. Nasce da fatti veri che riguardano in qualche modo anche la mia famiglia. È ambientata durante la Seconda guerra mondiale, ma è raccontata attraverso gli occhi di un bambino. C’è la storia vera, c’è la guerra, ma c’è anche la favola, un punto di vista più magico."

La passione per le favole, infatti, è strettamente collegata alla sua idea di cinema: "Sì. Per me la favola è molto vicina a quello che dovrebbe essere il cinema: l’immaginario, lo stupore. La sala buia, lo schermo, le luci che passano e raccontano volti e paesaggi. Ho sempre immaginato il cinema un po’ così".

Adriano Giannini, l’amore per gli animali: "Hanno sensibilità che risvegliano le nostre"

Un ruolo altrettanto importante nella sua vita è quello degli animali, soprattutto dei cani. Durante le riprese di Ritorno a Buenos Aires, Giannini aveva portato sul set la sua cagnolina, già gravemente malata, trasformandola anche in una presenza all’interno del film. Dopo averla accompagnata fino alla fine, l’attore sente nuovamente il bisogno di avere un cane accanto a sé. Il rapporto con gli animali, secondo lui, permette di recuperare una sensibilità che la vita moderna rischia di far perdere: "Ti portano su frequenze che noi stiamo abbandonando. Hanno sensibilità che risvegliano le nostre e che con questi cacchio di telefonini si stanno addormentando. E ti riportano nella natura. Ho fatto viaggi da solo con il cane e la macchina fotografica. Da quarant’anni prendo la macchina e vado a Fregene d’inverno per farmi un bagno con il cane quando non c’è nessuno. Magari da solo non lo faresti. Loro ti portano fuori".

Verso la fine dell’intervista, l’attore riflette anche sul ragazzo che era a diciotto anni e sul percorso compiuto da allora. Nonostante le esperienze dolorose e le difficoltà affrontate, a quel ragazzo direbbe: "Hai fatto quello che potevi fare e continui a fare quello che riesci a fare. Bisogna essere clementi con sé stessi".


Potrebbe interessarti anche