Adriano Celentano aveva già capito i social più di 40 anni fa: il segreto di Innamorato pazzo
Con Ornella Muti dà vita a una delle sue commedie più amate, ma Innamorato pazzo racconta anche perché il Molleggiato è stato il primo vero influencer italiano

In quasi tutti i film di Adriano Celentano c’è una scena che si ripete. Non importa come si chiami il protagonista, perchè dopo pochi minuti sparisce e resta soltanto lui, il Molleggiato. È quello che succede anche in Innamorato pazzo, dove Barnaba Cecchini finisce presto in secondo piano davanti al carisma di chi lo interpreta.
Di solito un attore cerca di sparire dentro il personaggio, Celentano però faceva l’esatto contrario: entrava in scena e si prendeva tutto il film. La storia di Innamorato pazzo, diretto nel 1981 da Castellano e Pipolo, dopotutto è semplicissima: un autista dell’Atac si innamora della principessa Cristina – interpretata da Ornella Muti – in visita a Roma. Una favola moderna costruita su un equivoco sociale che, sulla carta, avrebbero potuto interpretare molti altri attori dell’epoca. Ma il film funziona perché quella trama diventa quasi un dettaglio: chi guardava Innamorato pazzo voleva ritrovare quel modo di parlare, quelle pause, quella faccia da eterno ragazzo che sembrava prendersi gioco di chiunque.
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Entra nel canale WhatsAppCelentano ha anticipato i social, senza saperlo
Oggi diremmo che Celentano ha saputo costruirsi un’immagine fortissima. All’epoca nessuno usava espressioni del genere, ma il meccanismo era già quello. Prima ancora che per la trama, la gente guardava il film perchè c’era il Molleggiato. È un dettaglio che si nota rivedendo gran parte della sua filmografia. Cambiano i personaggi, i mestieri, le storie, ma lui resta sempre riconoscibile. Non cerca mai di sparire dentro un ruolo. Fa l’opposto: trascina il ruolo nel suo mondo.
Eppure non è un difetto, né tantomeno un limite da attore, anzi: è probabilmente il motivo per cui i suoi film continuano a essere ricordati e rivisti a distanza di decenni. Dopotutto, è la stessa logica che oggi rende riconoscibili tanti creator digitali. Prima ancora del content viene la persona: se quella funziona, il pubblico si affeziona e torna. Celentano questo principio l’aveva intuito con almeno quarant’anni di anticipo: tutti i suoi film, i dischi, le apparizioni televisive finivano per rafforzare la stessa immagine pubblica, anzichè cambiarla.
L’arte di farsi aspettare
Qui, però, finisce il paragone con gli influencer. Oggi infatti chi vive di popolarità deve essere sempre presente. Un post, un video, una storia… ogni giorno è una lotta contro l’algoritmo per non sparire. Celentano, invece, costruiva il desiderio anche – se non soprattutto – con le assenze. Potevano passare mesi, a volte anni, senza che si facesse vedere. Poi arrivava un film, un disco o uno show televisivo e tutti tornavano a parlare di lui. Rai e Mediaset hanno costruito interi palinsesti su questo suo super potere.
Forse è anche questo il segreto di Innamorato pazzo. La favola romantica funziona ancora, ma è quasi un contorno. Al centro c’è un personaggio che, molto prima che si iniziasse a parlare di personal branding, autenticità o creator economy, aveva capito con largo anticipo il valore di un’identità forte e immediatamente riconoscibile. Solo che, invece di chiamarlo branding, lo si chiamava semplicemente essere se stessi.