La rivincita dei nerd: ecco perchè Adam Sandler è meglio di Angelina Jolie

Pixels è stato l'apripista di un nuovo genere di film: Sandler ha reso pop il linguaggio dei videogiochi al cinema con un'autenticità che oggi tutti provano a replicare

Diego Scappini

Diego Scappini

Giornalista

Classe 1987, lo sport è il mio habitat naturale ma sono appassionato anche di TV, serie e cinema, soprattutto horror.

Adam Sandler - Pixels
Prime Video

Provate a immaginare un attore che diventa una superstar mondiale senza dover cambiare se stesso. Uno che si veste come un gamer in trasferta al supermercato, che parla come il vostro compagno di classe delle medie fissato con la PlayStation, che non ha mai avuto bisogno di sembrare cool. Adam Sandler è diventato negli anni un’icona pop nonostante il cinema di un certo livello lo abbia sempre guardato con sufficienza, e il film Pixels è il pretesto perfetto per ribadirlo.

Quando Pixels ha aperto la strada a un genere

Perché quel film, al netto di tutto, ha fatto nel 2015 una cosa che all’epoca sembrava impossibile: ha sdoganato il genere misto tra videogiochi e cinema. Prima di Pixels, quasi ogni tentativo era stato un mezzo azzardo in cui del videogioco c’era soltanto il titolo. Dopo Pixels, invece, sono arrivati Detective Pikachu, Sonic, Super Mario Bros.… tutti film che trattano i videogiochi non più come un vezzo nerd, ma come un linguaggio popolare. E Sandler ha il merito di essere stato il primo a farlo senza sembrare un intruso.

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Sandler, il gamer vero (e l’eredità di Grandma’s Boy)

Vi ricordate di quando Hollywood provava a parlare ai gamer senza capirli? Cosa resterebbe dei film tratti dalle saghe di Resident Evil e Tomb Raider se non ci fossero state Milla Jovovich e Angelina Jolie? Ecco, Sandler al contrario è entrato in Pixels con naturalezza, perché quel mondo gli apparteneva già. Basta pensare a Cocco di nonna, una commedia assurda e semisconosciuta del 2006 prodotta proprio da Sandler che è diventata un cult tra i videogiocatori. Una storia di sviluppatori, erba, joystick e adulti che non vogliono crescere: praticamente l’anticamera di Pixels, solo più sporca e più onesta.

Perché pochi sono credibili come lui (Jack Black incluso)

Adam Sandler è uno dei pochissimi attori che possono fare film nerd senza essere accusati di "appropriazione culturale", perchè non deve dimostrare nulla. Non deve citare la Marvel, non deve fare cosplay, non deve fingere entusiasmo per l’ultimo trailer. È uno che gioca davvero, che vive davvero come un gamer, che si muove nel mondo con quella goffaggine affettuosa che riconosci subito. Nella scena di Pixels in cui guida una Mini Cooper per scappare da Pac‑Man non sembra un attore nei panni di un gamer: sembra un gamer che, non si sa come, è finito in un blockbuster.

In un’epoca in cui, grazie a (o per colpa di) Stranger Things, essere nerd è diventato cool, gli unici che riescono a essere credibili quanto Sandler agli occhi dei "veri" nerd sono quelli che hanno la sua stessa autenticità. Jack Black, per esempio: in Un film Minecraft è perfetto proprio perché ha la stessa energia da nerd nell’anima, non da nerd costruito.

Il nerd diventato superstar senza cambiare mai

Forse è questo il punto: Sandler non ha mai inseguito il pubblico nerd, sono gli stessi nerd ad averlo riconosciuto come uno di loro. Con le sue felpe enormi, le sue battute sceme, la sua eterna adolescenza, sappiamo tutti benissimo che lui sarà così anche quando essere nerd non sarà più di moda. In una comfort zone che, senza volerlo, ha aperto la strada a un intero genere.


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