'Acqua e sapone' di Carlo Verdone torna in tv, e se il vero "villain" fosse Rolando Ferrazza? La verità che non abbiamo mai voluto vedere

Dopo la versione restaurata di 'Compagni di scuola', l'attenzione è tutta rivolta verso Carlo Verdone: e se il vero villain fosse Rolando? La verità dietro il suo personaggio

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Carlo Verdone
IPA

Ogni volta che Acqua e sapone viene riproposto nei palinsesti serali, l’effetto amarcord è garantito. Bastano le note della colonna sonora firmata dagli Stadio, la verve casereccia e travolgente della Sora Lella e le malinconiche atmosfere della Roma del 1983 per farci sprofondare in un mare di confortevole nostalgia. Eppure, rivedendo questo capolavoro della commedia all’italiana con gli occhi del pubblico contemporaneo, sorge un dubbio atroce (anche a voi?): siamo davvero sicuri che il "cattivo" della storia fosse il cinico mondo della moda? O forse il vero villain dell’intera vicenda è sempre stato il suo amatissimo protagonista?

L’inganno di Padre Spinetti tra manipolazione e incoscienza

Riavvolgiamo il nastro della trama. Rolando Ferrazza, interpretato da un brillante Carlo Verdone, è un trentenne precario e laureato in lettere che sceglie di risolvere i propri problemi finanziari macchiandosi di un reato non da poco: la sostituzione di persona. Fin qui, la farsa classica regge. Ma il vero inghippo arriva quando la vittima del suo raggiro morale diventa Sandy Walsh, una modella americana di soli quindici anni interpretata da Natasha Hovey.

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Per infilarsi nella vita di un’adolescente vulnerabile, Rolando si inventa l’identità di un autorevole e severo sacerdote, Padre Spinetti. Analizzata senza gli occhiali del sentimentalismo, la condotta del protagonista appare oggi come una gigantesca red flag. L’inganno non è più una divertente bravata romana, ma una raffinata forma di manipolazione ai danni di una minorenne a cui viene sottratto persino il diritto di sapere chi abbia davvero davanti.

La rivincita della madre: una difesa ampiamente giustificata

Per decenni, abbiamo mal digerito la madre di Sandy (certo, era odiosa), interpretata da una glaciale Florinda Bolkan. La donna è sempre stata dipinta come il mostro anaffettivo per eccellenza, pronta a sacrificare l’infanzia della figlia sull’altare dei contratti pubblicitari e dello star system. Ma proviamo a guardare i fatti.

Una madre sola ingaggia e paga profumatamente quello che crede essere un insigne professore di teologia per istruire la figlia. In cambio, si ritrova in casa uno sconosciuto disoccupato che ha falsificato i documenti e che finisce per portarsi via la ragazza di notte su uno scooter. In qualunque dibattito moderno, il comportamento della madre verrebbe giudicato come un legittimo e doveroso atto di protezione nei confronti di una minore circuita da un adulto.

L’assoluzione del maschio medio nel cinema italiano anni ’80

Ma Carlo Verdone è un genio, lo sappiamo, e quindi ha trasformato l’immaturità di un trentenne in pura poesia. Il mito del "buon perdente", pietra angolare del cinema italiano anni ’80, permette a Rolando di fare luculliane spaghettate con la nonna e di risultare perennemente assolto dallo spettatore. Non paga mai un reale scotto per le sue truffe e viene persino romanticizzato nell’iconica fuga al parco giochi.

Oggi, però, l’incantesimo mostra qualche crepa. Acqua e sapone rimane un’opera fondamentale, sorretta da tempi comici impeccabili e da un fascino immutato. Ma se stasera vi ritroverete a guardarlo sul divano, provate a togliere il filtro della nostalgia: scoprirete che Rolando Ferrazza non era affatto un eroe romantico, bensì il più simpatico e perdonato manipolatore della storia del nostro cinema.


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