Achille Lauro, tra stadi e rinascita: “Non potevo piangere”. E pensa a un nuovo lavoro
Achille Lauro, reduce dal Festival di Sanremo dove era co-conduttore, traccia un bilancio della sua carriera, senza dimenticare i momenti difficili, pensando a un nuovo progett

Il 2026 è iniziato solo da poche settimane, ma già da adesso può essere considerato un anno positivo per Achille Lauro, pur avendo davvero poco tempo libero a disposizione. Il cantante, infatti, ha ottenuto diversi riscontri positivi per la sua presenza al Festival dl Sanremo, per la prima volta in veste di co-conduttore, ma ha giù in programma un tour negli stadi, che si aggiunge a quello in corso nei palazzetti, cosa a cui tiene particolarmente perché gli consente di sentire da vicino l’affetto di chi lo segue con passione. Ma questo potrebbe non essere l’unico progetto a cui dedicarsi, ovviamente sempre con la dedizione che lo caratterizza.
Achille Lauro: tanti progetti allo studio e poco riposo
Oggi Achille Lauro è certamente uno dei cantanti più popolari e amati, che sta davvero raccogliendo i frutti del suo lavoro, consapevole di come non sia stato facile arrivare fino a questo punto. Nonostante questo, lui non dimentica il suo passato, caratterizzato da momenti complessi, legati anche a una situazione familiare non semplice.
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"Non c’era una bella aria in famiglia, ma non mi piace parlarne – ha detto a ‘U’ di ‘Repubblica’ -. . Mia madre ha fatto mille lavori per mantenerci. Intanto accoglieva ragazzi presi dalla strada, venivano a stare da noi: vite difficilissime, ho dei ricordi molto nitidi di me bambino con tutti questi giovani che andavano e venivano, erano come sorelle, fratelli. Mamma ha una forza e una generosità formidabili. Poi le cose sono diventate ancora più difficili e lei ha fatto la scelta più ponderata e intelligente. Anche dolorosa, ma giusta. È tornata a Verona dalla sua famiglia e noi siamo rimasti qui. Si è affidata al destino. Il seme che hai piantato germoglierà, diceva. La vita è giusta da sé. Mamma ha molta fede, e anche io. Difatti sono molto felice di aver creato Fondazione Madre con don Giovanni Carpentieri, il prete di strada con cui lei collaborava allora: mi pare di portare avanti quello che ha iniziato. È una riconnessione col tempo di prima. Come se quel nucleo originario tornasse, ora che abbiamo attraversato tutto".
La passione per la musica era però già dentro di sé, in una fase in cui tanti coetanei hanno in genere altro nella testa: "Ho cominciato a scrivere a 10 anni. Scrivevo canzoni stando zitto, non lo dicevo a nessuno. Mia madre veniva a chiamarmi alle 7 di mattina e mi trovava già sveglio, pensava che mi fossi appena alzato e invece non avevo dormito. Ho scritto sempre, ma non le ho mai detto che volevo fare musica. Parlo poco di me: mi imbarazza. L’ha scoperto più di dieci anni dopo. Ha letto un articolo sul Venerdì dove c’era il mio nome. Il mio vero nome è Lauro De Marinis. Ho scelto Achille Lauro perché mi chiedevano sempre: Lauro come Achille? Intanto la ruota ha fatto tutto il giro. Sono stati dieci anni davvero turbolenti, da quando siamo rimasti soli a quando le cose hanno cominciato a funzionare. Non c’era niente di bello attorno a noi, arte cultura, niente. Non potevi nemmeno piangere: se piangi sei fr***, ti dicevano. Il bello lo dovevi trovare da solo, cercarlo da qualche parte dentro di te, nel sedile posteriore della macchina dove ti toccava quella notte dormire. Anni molto pericolosi. Tante delle persone di allora sono finite nei giri brutti, alcune in galera, alcune sono morte. Era un buco nero nel nulla".
Oggi lui si sente certamente più maturo, per questo sta iniziando a pensare alla possibilità di crearsi una famiglia: "Certo che per l’amore c’è sempre posto, ma cosa diversa è creare una famiglia – ha detto ancora -. Per decidere di costruire qualcosa di duraturo devi essere disposto a farlo, altrimenti non accogli. Sono cresciuto con l’idea di proteggere mia madre, ho sempre cercato di farlo. Essere genitori è molto difficile, una grandissima responsabilità. C’è tempo. Per i legami e per figli c’è tempo. Devo prima mettere a posto me stesso. E poi io ho già una famiglia bellissima, piena di bambini. Mamma ha cinque sorelle, ho moltissimi cugini. E nipoti, fra cui il figlio di mio fratello".
Cantare resta il primo grande amore di Achille Lauro, ma uno come lui non sa stare certamente con le mani in mano, per questo sta già pensando a qualcosa di alternativo e particolare a cui dedicarsi." Mi piacerebbe lavorare nella moda, creare un mondo estetico. Con Alessandro Michele, un grande amico, abbiamo fatto quel famoso Sanremo. Io vengo dalla strada, che è dove la moda nasce. Ci sto lavorando. Qualcosa ho già disegnato ma uscirò quando sarà il momento. Quando avrò in mano qualcosa di forte. Le cose accadono quando devono".
Il tour in arrivo
L’arrivo del periodo più caldo dell’anno per molti artisti è sinonimo di concerti, un momento a cui non è possibile rinunciare perché consente di stare a stretto contatto con i fan e avvertirne l’affetto. Achille Lauro non fa eccezione, ha infatti predisposto un calendario che toccherà diversi stadi d’Italia.
Il tour, dal titolo "Per sempre noi", parte domenica 6 giugno allo Stadio Dall’Ara di Bologna, per poi proseguire a Rimini (7 giugno, Stadio Romeo Neri), a Bari (11 giugno, stadio San Nicola), Milano (15 giugno, San Siro), Torino (22 giugno, Allianz Stadium), Padova (26 giugno, Euganeo) e Roma (30 giugno, Olimpico). È stato lui stesso ad annunciarlo in occasione del live bis che ha tenuto a Casalecchio di Reno. A partire da domani, 22 marzo, saranno in vendita i biglietti, con prelazione per chi era presente all’evento di ieri.
Si potranno così ascoltare alcuni dei suoi successi più celebri, oltre al suo ultimo singolo, uscito nelle ultime ore, "In viaggio verso il Paradiso", un testo decisamente profondo che vuole essere una lettera d’amore che va al di là dei limiti dati dallo spazio e dal tempo.
In attesa di approdare negli stadi, il cantante è impegnato anche in un tour nei palazzetti, che sta ottenendo un ottimo riscontro. Queste le date: 21-22 marzo a Firenze al Nelson Mandela Forum, 24 marzo a Torino all’Inalpi Arena, 27 marzo a Milano all’Unipol Forum, 29 marzo a Bologna all’Unipol Arena.
