Achille Lauro, concerto a sorpresa a Fontana di Trevi. E dopo Comuni Immortali, sogna (ancora) un duetto con Mina

Uno show intimo nel cuore della sua città: così Achille Lauro ha benedetto il ritorno in musica con Comuni Immortali, il repackage che lo riporta dritto sul palco degli stadi

Martina Dessì

Martina Dessì

Music Specialist

Ascolto, scrivo, a volte recensisco, smonto classifiche: la musica è il mio primo amore.

Roma, notte fonda, l’acqua che scorre e intorno un gruppo di turisti che sembrano disorientati. Achille Lauro con piano, voce e chitarra davanti alla Fontana di Trevi, celebra un anno che lui stesso definisce "grandissimo" – e chi siamo noi per contraddirlo – visto che ha venduto oltre mezzo milione di biglietti live in dodici mesi?

L’occasione è il lancio di Comuni Immortali, nuova edizione dell’album che, a sentire lui, "mi ha cambiato la vita". Tre brani inediti – Comuni immortali, La città degli angeli e La via dei guai – si aggiungono a un repertorio che Lauro descrive come un sistema di dediche alla sua città, agli amici, all’amore impossibile, a quello trasformato, alla madre. Un universo sentimentale preciso, anche se la privacy resta un fortino inespugnabile. "Sono felicemente single e mi nascondo molto bene", ride. Il gossip non fa per lui, certo di aver costruito la sua immagina pubblica con una certa cura.

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Achille Lauro verso l’affermazione all’estero

Lauro si esprime spesso da founder più che da rockstar. "La mia forza è aver costruito una società che parte dalle nostre idee", spiega, aggiungendo che lo sguardo è già fisso sul traguardo a cinque o dieci anni. Non ha numeri da inseguire, ma solo il coraggio di mettere in pratica quello che gli suggerisce un percorso che dallo urban si è spostato sul pop più acchiappante possibile. Glielo avevano sconsigliato, dice, ma il risultato è stato un pubblico sempre più esteso e tre stadi già pieni per giugno 2026 e un tour programmato nelle grandi arene per il 2027.

Il passo successivo è internazionale. A maggio, annuncia, arriverà "il primo progetto importante con l’estero", frutto di anni di frequentazione americana e di un lavoro paziente di traduzione non solo linguistica, ma culturale. L’ambizione, dice, è più grande di quanto la gente immagini. E a giudicare dalla traiettoria, non sembra una sparata.

Il cinema, Antonello Venditti e il sogno Mina

Tra i progetti in cantiere c’è anche un’opera prima cinematografica. "Scrivo tante cose che potrebbero essere trasposte", afferma, e i colloqui con i produttori sono già avviati. Sul fronte musicale, invece, si lavora a una versione condivisa di Che tesoro che sei con Antonello Venditti, un sodalizio costruito a forza di pranzi e stima reciproca. "Averlo ospite all’Olimpico sarebbe un sogno, ma sapete che comanda lui", sorride sornione Achille Lauro, che ha già in testa una sua presenza come fu per Ultimo qualche anno fa. D’altronde, nel dietro le quinte di Sanremo 2025 ci avevano dato un assaggio di quella che poteva essere una calata del cantautore capitolino sul palco dell’Olimpico e, a giudicare dal feeling tra i due, possiamo già supporre non rimarrà un desiderio inespresso a lungo.

E poi c’è Mina. O meglio, c’è Massimiliano Pani, figlio della Tigre di Cremona, con cui i contatti sono concreti. "C’è la volontà da entrambe le parti di valutare qualcosa di artistico insieme. Vediamo, sarebbe stupendo". Un’eventualità non remota: conosciamo bene, infatti, la propensione di Annamaria Mazzini verso la sperimentazione e – soprattutto – la sua curiosità verso le nuove leve della musica.

Sanremo, X Factor e la pace ritrovata

Dopo l’addio a X Factor e ormai fuori dal percorso che immagina per sé, Lauro guarda a Sanremo con sereno distacco. Perché in fondo, oggi, non ne avrebbe bisogno. Quella porta, però, non vuole ancora chiuderla: "Magari se ci sarà una canzone stupenda", proprio come fu per Incoscienti Giovani. Su Sal Da Vinci all’Eurovision si mostra generoso: "Molto preparato vocalmente, frutto di anni di duro lavoro. Se lo merita".

Alla Fontana di Trevi, quella notte del 17 aprile, Lauro ha celebrato un disco e, forse, una versione di sé che ha imparato – come dice a proposito della famiglia – "a comprendere e a volte perdonare". Le canzoni, del resto, le prende sul serio: "Quelle degli altri mi hanno curato". Le sue, ora, curano qualcun altro. Non è poco.


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