Achille Costacurta a Verissimo: "Ho tentato il suicidio e sono finito in coma, quando mi sono svegliato c'erano i miei in lacrime"
Il figlio di Martina Colombari e Billy Costacurta torna a parlare del suo periodo buio a Verissimo, ma con la consapevolezza che ormai è superato: cosa ha raccontato a Silvia Toffanin

Ospite di Silvia Toffanin nella puntata di domenica 7 dicembre 2025 di Verissimo, Achille Costacurta, figlio di Martina Colombari e Billy Costacurta torna di nuovo a parlare del momento più nero della sua vita e della sua adolescenza tra fragilità, dipendenze, denunce, tso e disintossicazioni.
Achille Costacurta: "Infanzia felice, alle medie qualcosa è cambiato"
"Un passato difficile, che però ormai è superato", lo definisce così il 21enne il suo vissuto turbolento. Dice che da piccolo stava bene, i genitori erano dolci e giocavano tanto con lui. I primi problemi sono iniziati per lui alle medie, si arrabbiava per le imposizioni che considerava ingiustizie, definisce "burrascosa" la sua esperienza scolastica. Inizia a fumare canne a 13 anni, in un armadietto a scuola gli hanno trovato un manganello e un coltello è stato denunciato, arrestato e finito in un istituto minorile per quasi due anni. "Era pesante, i miei genitori venivano una volta al mese, poi una volta a settimane. Mia mamma scriveva lettere e poi me le portava tutte quando mi veniva a trovare".
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Entra nel canale WhatsAppSilvia Toffanin ricorda che a un certo punto Achille Costacurta è arrivato a fare un gesto estremo: "Sette boccette di metadone, sono finito in coma, non ne potevo più, ero scappato diverse volte, ero lì da due anni, quando ti riprendono ti riportano in quarantena due settimane da solo e l’ho fatto".
Racconta che quando si è risvegliato ha trovato i genitori in lacrime perché secondo tutti era una specie di miracolo: "Io non capivo bene, sono rimasto un mese in ospedale. " Poi ci sono stati sette tso, poi gli hanno dato un farmaco antipsicotico a lento rilascio, che però gli aveva tolto ogni emozione "perché non era il mio farmaco", poi è ricaduto "avevo esagerato un’altra volta, in Colombia" ha rischiato la vita "da lì non ho più fatto niente". E’ finito in una clinica svizzera dove gli hanno diagnosticato l’ADHD e ora dice che si sente bene, si sveglia presto, va in palestra.
"In Svizzera mi hanno spiegato che volevo curarmi i traumi con la droga, mi hanno dato un farmaco per l’ADHD e ora mi sento bene", ribadisce Achille.
E conclude: "Non si finisce mai di combattere per la vita. Ho imparato che la cosa più importante nella vita è il tempo". Sogna di aprire un centro per ragazzi disabili e inizierà il prossimo anno a studiare pedagogia all’università.