Achille Costacurta, la scelta sul nuovo lavoro: "In Australia per 5mila euro al mese", cosa vorrebbe fare

Un percorso segnato da cadute, scelte difficili e una lenta risalita che oggi Achille Costacurta prova a raccontare con una sincerità spiazzante.

Riccardo Greco

Riccardo Greco

Web Editor

Si avvicina all'editoria studiando all'IED come Fashion Editor. Si specializza poi in Comunicazione digitale, Giornalismo e Nuovi media presso La Sapienza, collaborando con alcune testate ed uffici stampa.

La storia personale di Achille Costacurta è quella di un ragazzo appena ventenne che si trova costretto a fare i conti con esperienze che spesso appartengono a una vita intera. In un’intervista a Il Corriere, il giovane ha deciso di raccontare tutti i retroscena della sua vita, dai rapporti familiari all’uso di droghe.

Achille Costacurta: un’infanzia agitata e un’adolescenza fuori controllo

Achille ricorda con lucidità che non è mai stato un bambino semplice, e lo dimostra l’episodio che lui stesso cita quando parla di un viaggio in macchina col padre. Racconta: "Ho iniziato a giocare con le macchinine sul cruscotto dell’auto. Gli chiedevo di correre, di non rispettare precedenze e semafori. Poi mi sono aggrappato al finestrino, urlando. Lui è stato costretto a fermarsi. Sono salito in piedi sul cofano". Una scena che, rivista oggi, sembra già anticipare una forma di irrequietezza che avrebbe poi segnato la sua adolescenza. Già al primo anno di liceo, confessa, "Fumavo hashish tutti i giorni". E il rapporto con i coetanei era tutt’altro che semplice: "Il confronto coi miei genitori? Da piccolo poteva essere stimolante, col tempo è diventato pesante. Molti si avvicinavano a me perché figlio di genitori famosi. E meno male che non ho fatto il calciatore altrimenti il paragone sarebbe stato ancora più schiacciante".

Vuoi essere sempre aggiornato sulle ultime news su TV, personaggi e gossip? Iscriviti al nostro canale WhatsApp

Entra nel canale WhatsApp

Achille Costacurta, la comunità, il Tso e i tentativi di suicidio

La sua storia non evita mai gli angoli più scuri: "Ho incontrato tanti psichiatri nel corso degli anni, fino al ricovero nella clinica in Svizzera. Lì ho visto la luce", racconta. E prima di quel momento, però, c’è un lungo elenco di ricoveri, fughe, rientri forzati che lui riassume così: "Ho subito sette Tso. Non ricordo più quante volte sono finito in comunità, quanti tentativi di scappare". Tra le esperienze più drammatiche c’è il gesto che descrive come l’unico vero pentimento: "Ho preso sette boccette di metadone, non so come non sia morto. Volevo farla finita, era un gesto disperato: l’unico modo per far capire che volevo uscire dalla comunità a Parma". Da lì parte una lenta ripresa, fatta di incontri con persone che lo affiancano, anche se il percorso resta fragile.

La diagnosi che cambia tutto e la rinascita in Svizzera

La svolta arriva nel maggio del 2024, nella clinica Santa Croce. "La mia rinascita è avvenuta lì: ho incontrato medici che mi hanno aperto gli occhi. Psichiatri che definirei giganti. Hanno conquistato la mia fiducia e hanno diagnosticato l’Adhd, il disturbo da deficit di attenzione e iperattività di cui soffro". Da quel momento, racconta, ha smesso con le sostanze e ha iniziato a guardare con più lucidità ciò che aveva vissuto: "Non faccio più uso di sostanze da quando ho preso consapevolezza della necessità di iniziare un percorso per guardare avanti". Anche se lui stesso ammette che la strada non può considerarsi conclusa: "Fumo ancora sigarette e dovrò smettere prima o poi. Il percorso finisce quando finisce il tempo, quando muori".

Legami difficili coi genitori, perdite pesanti e un futuro che prova a immaginare

Dentro questo cammino tormentato, Achille porta con sé anche il dolore per chi non ce l’ha fatta. Ricorda Jonis, un uomo conosciuto in comunità, e dice: "Ho saputo che il giorno prima di uscire è morto: abuso di sostanze alla sua festa di compleanno". E poi Tatiana: "La fidanzata di un mio amico in Svizzera non c’è più. Aveva ricominciato col crack. Io che in passato ho assunto dosi cento volte superiori sono vivo". Anche con la famiglia l’equilibrio è complesso, ma oggi sembra più chiaro. Su sua madre Martina Colombari dice: "Non sarebbe andata a Ballando fino a qualche tempo fa. Ci sta invece, anche su suggerimento di papà. Le dice che deve pensare più a sé e non a me, sempre". Ora prova a ricostruire passo dopo passo ciò che ha lasciato indietro: è iscritto all’ultimo anno di liceo perché vuole prendere la maturità e poi una laurea. Immagina una vita anche lontana dall’Italia: "In Australia, lavorare nei campi quattro cinque mesi all’anno. Ti pagano cinquemila euro al mese".


Potrebbe interessarti anche